Carlo Goldoni
Il frappatore

ATTO SECONDO

SCENA SETTIMA

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SCENA SETTIMA

 

Ottavio e detti.

 

OTT.

(Che fa costui con Beatrice?) (da sé, non veduto)

BEAT.

(Mi divertisco moltissimo con questo sciocco). (da sé)

TON.

Se me vorè ben, ve darò dei zecchini.

BEAT.

Avete del danaro dunque.

TON.

I mii bezzi li tien sior Ottavio, ma aspetterò che el dorma, e ghe li roberò fora de scarsella.

BEAT.

Volete rubare la roba vostra? Piuttosto domandategli il vostro bisogno.

TON.

Co ghe ne domando, nol me ne vol dar. El xe un can, el xe un fio... (vede Ottavio, e si perde)

OTT.

Bravo, signor Tonino.

TON.

Una donna con le braghesse. (ad Ottavio, ridendo)

OTT.

Andate nella vostra camera.

TON.

Tolè; no me posso mai devertir un poco. Sempre el me cazza in camera, sempre el me cria. Vôi tornar a Venezia.

OTT.

(Bisogna ch’io lo diverta un poco per non perderlo). (da sé) Andate a casa del signor Fabrizio; trattenetevi colà fin ch’io vengo.

TON.

Oh sì; anderò da quella putta romana, che la me dirà: signore.

BEAT.

È grazioso il signor Tonino.

OTT.

Sì eh? me ne consolo. (a Beatrice, ironico)

TON.

Sior omo e donna, la reverisso. (No la ghe diga gnente). (piano a Beatrice)

OTT.

Che sono questi secreti?

TON.

Gnente. Vago via. (La me voggia ben). (piano a Beatrice, e parte)

 

 

 


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