Carlo Goldoni
Il frappatore

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

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ATTO TERZO

 

 

 

SCENA PRIMA

 

Camera in casa di Fabrizio.

 

Fabrizio e Tonino, poi il Servitore

 

FABR.

Per quel che sento, signor Tonino, voi siete un giovane benestante, unico di vostra casa e con un zio solamente che, invece di farvi da padre, vi si dimostra nemico.

TON.

Giusto, come che la dise ella.

FABR.

Egli vi tien lontano da lui, per maneggiare il vostro a suo modo, e profittare della poca pratica che voi avete del mondo.

TON.

Giusto, come che la dise ella.

FABR.

E vi ha consegnato alle mani di questo buon direttore, ministro delle sue cattive intenzioni.

TON.

Giusto, come che la dise ella.

FABR.

Ma non vedete che questo Ottavio è un birbone, il quale menando la vita che voi mi dite, con giuoco, donne e divertimenti, fa che le vostre sostanze mantengano i di lui vizi?

TON.

Saveu che disè ben?

FABR.

Qual educazione potete voi sperare da un uomo di tal carattere? Che figura vi farà egli far per il mondo? Vi mangia il vostro, vi tien soggetto, si serve di voi per zimbello, e poi vi pone in ridicolo dove andate.

TON.

Saveu che disè ben?

FABR.

S’io fossi in voi, vorrei liberarmi dalle mani di costui. Siete negli anni della discrezione. Potete dir voglio, potete dispor del vostro con miglior maniera, e vivere da uomo civile come siete nato, a misura delle vostre fortune.

TON.

Da galantomo, che disè ben.

FABR.

Dovreste liberarvi dalle mani di vostro zio, ch’è il maggior nemico che abbiate, e riconoscere il vostro, e mettervi sotto la direzione di una persona onesta e da bene.

TON.

Ve digo, che disè ben.

FABR.

E rimessa in buona maniera la vostra casa, pensare a prender moglie.

TON.

Oh! vedeu, qua semo al ponto. Me vôi maridar.

FABR.

 Fintanto che non avete accomodate le cose vostre non vi consiglio di farlo.

TON.

Cossa oggio da comodar? Mi no me par d’aver gnente de rotto.

FABR.

Dovete accomodare i vostri interessi. Farvi padrone del vostro. Liberarvi da costui, che vi tiene legato.

TON.

Se resto senza sior Ottavio, cossa faroggio? Mi no so gnente; lu me fa tutto. El m’ha promesso de maridarme; se lu no me marida, chi me mariderà?

FABR.

Vedo la vostra semplicità. Ho compassione di voi; liberatevi dal signor Ottavio, ed io prenderò cura dei vostri interessi e della vostra riputazione.

TON.

E de maridarme.

FABR.

Di questo ancora.

TON.

Sieu benedetto. Me raccomando a vu, me metto in te le vostre man.

FABR.

Scriverò a Venezia a’ miei corrispondenti; e con una vostra procura vi farò render giustizia contro di vostro zio.

TON.

Son qua, toleme per fio; ve cognosserò per mio pare.

FABR.

Ma prima di tutto, liberatevi da quel birbone di Ottavio, da quel frappatore.

TON.

Cossa vol dir sfrapador?

FABR.

Vuol dire ravvolgitore, raggiratore, uomo di mal costume e di mala fede.

TON.

Ho capio; lassè far a mi.

FABR.

Ma fatelo con buona maniera.

TON.

Farò pulito. Co voggio, so anca mi parlar come che parla i omeni.

SERV.

Signore, è qui un certo signor Ottavio, che dimanda del signor Tonino.

FABR.

Eccolo per l’appunto. (a Tonino)

TON.

Dirò co dise quello: Lupus est in tabula.

FABR.

In fabula volete dire. Facciamolo venire innanzi. (a Tonino) Di’ al signor Ottavio che venga qui, che il signor Tonino l’aspetta. (parte il Servitore) Parlategli con prudenza: ditegli il vostro sentimento, ma civilmente, con pulizia e con buona grazia. (parte)

 

 

 


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