Carlo Goldoni
Il giuocatore

ATTO PRIMO

SCENA TERZA

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SCENA TERZA

 

Arlecchino e detto.

 

ARL. (Viene anch’egli assonnato) Gran vita miserabile xe questa, aver da servir un zogador, che fa patir la notte ai so poveri servitori. Eccolo , el dorme a stora quando i altri se leva dal letto. Oh quanti bei quattrini su quel tavolin! Me vien squasi voia de far quel che non ho mai fatto. Un per de quei zecchinetti i me darave la vita. Me vôi provar. Ma no vorave che el se desmissiasse. (s’accosta bel bello, e fa diverse positure per osservare se dorme; allunga le mani, e Florindo dormendo si muove) Corpo de mi, el se sveia; ma nol se move più. El s’averà insunià. Pussibile che anca in sogno el me veda? Me vôi tornar a provar. (torna ad accostarsi bel bello al tavolino. Prende una manata di zecchini, li vuol nascondere, e non sa dove) Oh belli! oh cari! Veramente ghe n’è vegnù un po’ troppi; ma no so cossa dir. Quel che la sorte ha fatto, sia ben fatto. Vorave sconderli, acciò nol me li trovasse, ma no so dove metterli. Le scarselle le ho tutte rotte; i perderò. Farò cussì, li metterò per adesso in te le scarpe; e po col tempo li logarò in qualche altro logo. (li va mettendo nelle scarpe, ed in questo mentre Florindo si risveglia; Arlecchino s’intimorisce, e si lascia cadere due zecchini in terra. Prestamente s’alza diritto, per non dar ombra al padrone, e col piede cuopre li due zecchini cadutigli)

FLOR. Arlecchino, che cosa fai?

ARL. Son qua pronto per servirla. (senza muoversi dal suo posto)

FLOR. Vieni qui; accostati, che ti ho da parlare.

ARL. La parla pur. La comandi che, grazie al cielo, ghe sento anca da lontan.

FLOR. Ma voltati almeno verso di me, ascoltami.

ARL. Son qua, l’ascolto. (si volta un poco, senza levar il piede)

FLOR. Io non ho volontà di alzar la voce. Perché non ti avvicini qui al mio tavolino?

ARL. Ghe dirò signor, mi son un omo assae delicato. Gh’è quei denari sul tavolin. Se m’accosto... non vorria mai che se disesse... basta, son un servitor onorato.

FLOR. Eh, lascia queste scioccherie. Accostati, dico.

ARL. In verità, la prego a despensarme; la parla, la comandi, ma no me movo certo.

FLOR. Che pazienza ci vuole con costui! Hai ragione che ho vinto. Se avessi perso, ti bastonerei. M’alzerò io, e verrò da vossignoria gentilissima. (s’alza)

ARL. La me farà una grazia singolarissima.

FLOR. (Accostandosi ad Arlecchino) Vossignoria vada subito alla casa della signora Gandolfa, sorella del signor Pantalone de’ Bisognosi. Faccia sapere alla signora Rosaura, che io la riverisco, che desidero sapere come sta e mi porti subito la risposta.

ARL. La sarà servida.

FLOR. Animo, va subito a far quest’ambasciata.

ARL. Adesso anderò. Subito. (si confonde per ragione delli due zecchini che tiene sotto il piede)

FLOR. Ma fino che tu stai , non vai.

ARL. È verissimo.

FLOR. Dunque parti.

ARL. Partirò.

FLOR. Va subito.

ARL. Adessadesso.

FLOR. Va ora, che ti venga il malanno. (gli una spinta, lo fa muovere, e vede in terra li due zecchini)

ARL. (Timoroso per la scoperta)

FLOR. Amico, quei due zecchini come si trovano ?

ARL. Mi no so niente da galantomo.

FLOR. Ora capisco, perché non ti potevi muovere.

ARL. Adesso la capisso anca mi; siccome la calamita tira el ferro, quell’oro el me tirava in t’una maniera che no me podeva mover de .

FLOR. Bravo, spiritoso! Briccone, dammi que’ due zecchini.

ARL. Oh! un signor della so sorte, che ha tanti bei zecchini su quel tavolin, el se degna d’una freddura che se trova in terra?

FLOR. Dammeli, temerario.

ARL. Ah! pazenzia. (li leva da terra, e glieli )

FLOR. (Finalmente ho vinto, posso anche usare una generosità con costui, che per me ha patito la notte. Questi due zecchini mi saranno caduti in terra). (da sé) Tieni. (ad Arlecchino, dandogli i due zecchini)

ARL. A mi?

FLOR. Sì, a te. Tieni.

ARL. Cossa comandela che ghe ne fazza? (prendendoli)

FLOR. Te li dono.

ARL. Grazie alla so bontà. La me li dona veramente?

FLOR. Sì. Acciò che tu sii attento e fedele.

ARL. L’osserva. Per non saver dove metterli, i metto drento de sta scarpa.

FLOR. Non hai tasche da metterli?

ARL. Le son tutte rotte, li metto qua per no perderli. La favorissa. Me donela veramente i zecchini, che ho messi drento de sta scarpa?

FLOR. Sì. Te li dono.

ARL. Tutti?

FLOR. Tutti.

ARL. Grazie. (Cussì sti zecchini poderò dir che el me li ha donadi, e che no i ho robadi). (da sé, parte)

 

 

 


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