Carlo Goldoni
Il giuocatore

ATTO SECONDO

SCENA TERZA

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SCENA TERZA

 

Agapito dal casino, e detto; poi Menico

 

AGAP. Oh maledetta fortuna!

FLOR. Che cosa c’è, signor Agapito?

AGAP. Li ho persi tutti.

FLOR. Dove?

AGAP. Qui, in questo casino.

FLOR. Qui vi è un casino da giuoco?

AGAP. Pur troppo, per mia disgrazia.

FLOR. Da quando in qua vi è questo casino?

AGAP. Sarà una settimana che l’hanno introdotto, e in una settimana mi costa un tesoro.

FLOR. Avete messo o tagliato?

AGAP. Ho tagliato. Tutte le banche perdono. Tutti i puntatori guadagnano.

FLOR. (Oh se potessi mettere anch’io!) (da sé) Vi sono banche grosse?

AGAP. Vi è una banca di più di mille zecchini.

FLOR. E perde?

AGAP. I puntatori vincono tutti.

FLOR. Mettono belle poste?

AGAP. Non sanno giuocare. Se fossero giuocatori, lo avrebbero sbancato.

FLOR. (Oh se giuocassi io! Lo sbancherei senz’altro). (da sé)

AGAP. Oh maledetta fortuna!

FLOR. (Se venisse Brighella, e mi dicesse che non si può entrare, vorrei vedere questo nuovo casino). (da sé)

AGAP. (Sempre perdere!) (da sé)

FLOR. (Quanto tarda a venir costui? Ma può darsi che siasi impegnato in un lungo discorso. Non verrà per adesso). (da sé)

AGAP. (Perder tagliando è una gran fatalità!) (da sé)

FLOR. Amico, vi trattenete qui?

AGAP. Sì, mi trattengo fino che il mio servitore mi porta denari. Prendo aria per farmi passare il caldo.

FLOR. Vi prego d’una grazia se vedete uscir da quella casa Brighella... Lo conoscete voi Brighella?

AGAP. Oh, se lo conosco! Anche il suo casino mi costa qualche cosa.

FLOR. Oh bene; se lo vedete uscire, fatemi il piacere di dirgli che l’aspetto in questo casino; che mi sono ritirato dentro per non farmi vedere qui in istrada. Intenderà egli il perché.

AGAP. Volete giuocare?

FLOR. No, vado per vedere.

AGAP. E poi non vi potrete tenere.

FLOR. Chi sa? Se vedrò che vi sia il mio conto, arrischierò la mia sorte. Voi lo sapete; sono un giuocatore prudente. (parte)

AGAP. Con la sua prudenza ha perduto più oro che non pesa. Ma i galantuomini per lo più sono sfortunati.

MEN. Eccomi, signor padrone.

AGAP. Sei stato tanto a venire?

MEN. Non mi pare di aver tardato.

AGAP. Animo; hai preso il denaro?

. Eccolo, cento filippi.

AGAP. Andiamo a perdere anche questi. (parte)

MEN. Cento filippi li perderà volentieri, e a me non ne donerebbe uno, se cascassi morto. (parte)

 

 

 


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