Carlo Goldoni
Il giuocatore

ATTO TERZO

SCENA QUATTORDICESIMA

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SCENA QUATTORDICESIMA

 

Lelio e detto.

 

LEL. Di lei appunto, signor Pantalone, andavo in traccia.

PANT. Coss’è, patron? Ghala qualch’altro zogiello da far stimar?

LEL. Voi avete fatto metter prigione il signor Tiburzio.

PANT. Sior sì; ghelo in cottego? Gh’ho piaser.

LEL. Vi è pur troppo; i birri lo hanno preso in questo momento, e senz’altro anderà in galera. Io per mia disgrazia sono stato in sua compagnia. Sono un uomo d’onore, e per sua cagione ho fatta una trista figura. Abbiamo giuocato a metà; abbiamo vinto al signor Florindo trecento cinquanta zecchini per uno. Tiburzio l’ha ingannato, ed io ora solamente ho saputo esser egli un giuocator di vantaggio, ed arrossisco per essermi accompagnato con lui. Egli proverà la pena, ed io provo il pentimento. In questa borsa vi sono li trecento cinquanta zecchini; a voi li ritorno, che siete per essere il suocero del signor Florindo, come poc’anzi solamente ho saputo. Spero che gradirete quest’atto di mia onestà, che contro di me non farete passo nessuno, e mi permetterete ch’io parta da questa città, dove non avrò coraggio di presentarmi mai più.

PANT. Sior Lelio, sto atto de giustizia che ella fa, prova che ella non ha operà mal per costume, ma per accidente. Le male pratiche le conduse al precipizio, e l’esempio cattivo fa cattivi anca i boni. Accetto i tresento cinquanta zecchini. La ringrazio ancora in nome del sior Florindo, al quale darò sti bezzi, anca sibben che no l’è mio zenero. La vaga senza paura, che el cielo la benediga. Ma la diga, cara ella, la pioggia l’ha veramente persa el sior Florindo?

LEL. Sì, ve lo giuro sull’onor mio.

PANT. Furbazzo! e el sostegniva de no.

LEL. Niuno confessa volentieri aver commesso un delitto; anzi non vi è reo, per isfacciato ch’egli sia, il quale non procurasse, potendo, di celar la sua colpa. Per questa parte dovete compatirlo, e stabilire la massima, che il giuocatore vizioso impara facilmente ad essere mancatore e bugiardo. (parte)

PANT. Ah, pur troppo el dise la verità; e sto desgrazià de Florindo per el zogo el s’ha precipità. Sti tresento cinquanta zecchini ghe li darò, perché mi no i posso tegnir, ma ghe li darò malvolentiera, perché za el li tornerà a zogar. Chi gh’ha sto vizio in ti ossi, difficilmente lo pol lassar. (parte)

 

 

 


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