Carlo Goldoni
Il giuocatore

ATTO TERZO

SCENA DICIANNOVESIMA

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SCENA DICIANNOVESIMA

 

Pantalone e detti.

 

PANT. Cossa feu qua, sior? (a Florindo)

FLOR. Perdonatemi...

GAND. Via, signore, è in casa mia, voi non c’entrate. (a Pantalone)

PANT. Ghintro, perché ghe xe mia fia.

GAND. Vostra figlia conducetevela a casa vostra.

PANT. Siora sì, siora sì, la menerò a casa mia. Sior Florindo caro, za se semo intesi, co mia fia no ve n’avè più da impazzar.

FLOR. Pazienza.

ROS. (Ancora provo della pena, ancora internamente io l’amo). (da sé)

PANT. Un tal sior Lelio, che xe uno de quelli che i v’ha barà, m’ha sti tresento cinquanta zecchini, confessando averveli robai, e pregandome che ve li daga. Tolè e andeli a zogar. (a Florindo)

FLOR. Signore, certamente io non giuoco più.

PANT. La solita canzonetta: non giuoco più.

FLOR. Questa volta il proponimento è immancabile.

GAND. Signor no, signor no, non giuoca più; lo ha promesso a me, e non giuocherà più.

PANT. Promesse da zogadori. Tolè sti bezzi, e quanto scomettemo che doman no ghe n’è più?

FLOR. Signor Pantalone, giacché avete avuta tanta bontà per me, vi prego di una grazia. Tenete questi trecento cinquanta zecchini, vi darò la nota di alcuni miei debiti, vi pregherò di pagarli, non mi date che quanto può bastarmi a vivere, poiché io certamente non voglio giuocar mai più.

PANT. (Se nol vol bezzi in te le man, se pol sperar ch’el diga dasseno de no zogar più). (da sé) Basta, i tegnirò per farve servizio.

ROS. (Florindo pare rassegnato). (da sé)

GAND. Vedete se egli è un buon giovane? Venite qua, Florindo; alla presenza di mio fratello, datemi la mano.

PANT. Coss’è? Mia sorella deventa matta?

FLOR. Signora Gandolfa, da voi non voglio altro: mi era ridotto a sposarvi per una estrema disperazione. Ora che il cielo m’ha provveduto, e posso sperare col tempo di rimediare alle mie disgrazie, non voglio sagrificare la mia gioventù ad un cadavere puzzolente.

GAND. Che cos’è questo cadavere puzzolente? Io non puzzopunto, né poco; ma credo che voi burliate, e so che mi volete bene.

FLOR. Vi rispetto, ma non vi amo. Siete vecchia, e non fate per me. Signor Pantalone, favorite darle zecchini, che ella mi ha prestati.

PANT. Volentiera, ve li darò, siora, ve li darò. E no ve vergognè de sta etae...

 

 

 


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