Carlo Goldoni
La guerra

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA   Camera in casa del Commissario, con lumi accesi, con tavolini, sedie, ecc

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ATTO PRIMO

 

SCENA PRIMA

 

Camera in casa del Commissario, con lumi accesi, con tavolini, sedie, ecc.

 

Don Fabio che taglia al faraone. Il Conte Claudio, che punta al faraone. Donna Florida e don Faustino a sedere, parlando e amoreggiando fra di loro. Don Ferdinando e donna Aspasia a un altro tavolino, bevendo, con bottiglia, bicchieri ecc. Altri due Ufficiali, che puntano al Faraone. Altri Ufficiali,  che giocano ad un altro tavolino. Un Caporale.

 

CON. Paroli al sette.

FAU. Donna Florida, mi permettete ch'io vada a quella banca di faraone ad arrischiar la mia sorte?

FLO. Stupisco che possa venirvi in capo la volontà di giocare.

FAU. E perché vi maravigliate?

FLO. Perché oramai si approssima il giorno. Potete essere di momento in momento chiamato a dar la muta alle batterie. Potete essere destinato all'assalto della fortezza, a sostenere l'impeto di una sortita, e voi senza pensare al pericolo, senza prepararvi al cimento, avete animo di divertirvi?

FAU. Che ho da far io per prepararmi al cimento? Partito di casa mia, vestito l'abito militare, cinta la spada al fianco, disposi l'animo fin d'allora ad ogni pericolo ed a qualunque azzardo. Se mi chiamano al campo, so ch'io deggio obbedire. Se mi espongo al nemico, so ch'io posso morire; ma so altresí che l'importuna tristizia potrebbe rendere il mio coraggio men forte, e che il pensier del pericolo a nulla serve per evitarlo. Lasciatemi goder in pace questi momenti di vita, e se non vi piace ch'io giochi, consolatemi almeno colla dolcezza de' vostri sguardi.

CON. Ho vinto il paroli. La pace al fante. La pace al fante. (con allegria saltando)

FERD. Tenente, come va il gioco? (al Conte)

CON. Va bene. La pace al fante. Or ora lo sbanco. La pace al fante. Ho vinto il fante. Ho vinto il fante. Aspettate. La doppia pace al re. La doppia pace al re.

FERD. Bravo, Conte, coraggio.

CON. Coraggio.

FAU. Lasciatemi arrischiar due zecchini. (a Florida)

FLO. No, per ora non vo' che giochiate.

FAU. Siete padrona di comandarmi.

CON. Diavolo maladetto, ho perduto la bella posta.

FERD. Come va, Conte?

CON. Niente, niente. Mescolate le carte. Ora vengo, mi ricatterò. (al tagliatore, e s'accosta a Ferdinando,) Un bicchier di Borgogna. (a Ferdinando)

FERD. Sentirete che vino! Regalo di madamigella. (accennando donna Aspasia)

CON. E che viva madamigella! (assaggiandolo) Buono da cavaliere. Eh, in casa di un commissario di guerra tutte le cose hanno da esser preziose. Felice voi, che godete la grazia della figliuola.

ASP. Che cosa vorreste dire per ciò?

CON. Voleva dire...

FAB. Tenente, è fatto il taglio. (al Conte)

CON. Eccomi. (finisce di bevere, poi corre al tavolino) Sette per dieci zecchini.

FAU. Ma voi, donna Florida, mi volete far disperare. Questa è forse l'ultima volta che ci vediamo, e voi con poca carità mi trattate?

FLO. Oh cieli! mio padre è il comandante di quella piazza che voi battete. Sorpreso il borgo dalle vostre armi, sono rimasta io prigioniera; è incerto il destino dell'armi, potete perir voi, che tant'amo; può perire il mio genitore che adoro, e mi vorreste ilare e disinvolta? e pretendereste che vi parlassi d'amore?

FAU. Vi compatisco, ma io sono di animo intollerante. Permettetemi almeno che divertir mi possa col gioco.

FLO. , ingrato. Fatelo a mio dispetto.

FAU. No, cara, non v'inquietate, non parlerò mai piú di giocare.

CON. Maladetto il sette. Via il sette.

ASP. Il Conte perde. (a Ferdinando)

FERD. Perde il meschino, ed io spero di guadagnare moltissimo.

ASP. E che sperate di vincere?

FERD. Il vostro cuore.

ASP. Mi fate ridere.

FERD. E voi ridete.

ASP. Non pensate alla guerra?

FERD. Alla guerra ci pensa il mio generale. Noi subalterni abbiamo da obbedire, non da pensare. Chi non è al campo, non è in pericolo, e tanto vale esser lungi dal campo dugento miglia, quanto dugento passi. Sono ora tranquillo in questa camera, come s'io fossi in luogo dove non si parla di guerra. Domani andrò al cimento, se occorre; stanotte voglio divertirmi, s'io posso. La vostra compagnia mi diletta; madamigella, siete amabile, siete vezzosa. Alla vostra salute. (beve)

CON. Oh fortuna indegnissima! ho sempre da perdere? Vada tutto sul sette. Il resto de' miei danari sul sette.

FLO. Vedete il povero Conte, come è agitato pel gioco; e vi vorreste esporre ancor voi ad una simile agitazione?

FAU. Avete tanta compassione per me?

FLO. certo; ho della premura per voi.

FAU. Se fosse vero, sareste meco un poco piú compiacente.

FLO. Lo stato in cui ci troviamo, non mi permette di piú.

CON. Primo anche il terzo sette. Contro me tutti i sette? Voglio vedere anche il quarto. Venti zecchini sul quarto sette.

FAB. Conte, io non tengo su la parola.

CON. Son cavaliere; sono un offiziale d'onore.

FAB. Compatitemi; al campo non si gioca su la parola.

CON. Prestatemi venti zecchini. (a Ferdinando)

FERD. Vi servirei, se li avessi.

CON. Prestatemi venti zecchini. (a Faustino)

FAU. Non li ho, da galantuomo.

CON. Ehi, chi è di ?

CAPOR. Signore.

CON. Chiamatemi il Commissario. (va al tavolino fremendo, e guardando a giocare)

CAPOR. Sarà servita. (in atto di partire)

FLO. Ehi. (al Caporale)

CAPOR. Signora.

FLO. Che nuove abbiamo dal campo?

CAPOR. I nostri hanno principiato a fare la breccia. (parte)

FLO. Povera me! che sarà del mio genitore?

CON. Ecco il sette secondo. E non ho potuto mettere, e non ho potuto giocare. Dov'è il Commissario?

 

 

 


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