Carlo Goldoni
La guerra

ATTO PRIMO

SCENA SETTIMA   Orsolina, poi Aspasia

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SCENA SETTIMA

 

Orsolina, poi Aspasia

 

ORS. Questa, per dire la verità, sarebbe per me una gran sorte, che avessi tutto ad un tratto a divenire illustrissima. Chi sa? mi par di essere su la buona strada. Oh benedetta la guerra! alla guerra soltanto si possono vedere di questi sbalzi impetuosi della fortuna. Ma ecco la figliuola del Commissario; conviene ch'io studi di guadagnarmi l'animo di costei, per non avere un nemico in casa.

ASP. Cosa volete qui? che cercate? chi domandate?

ORS. Cercava di lei, illustrissima signora.

ASP. , buona giovane, in che cosa posso servirvi?

ORS. Ho bisogno della di lei protezione.

ASP. Comandate.

ORS. Tengo, com'ella sa, una piccola bottega aperta. Guadagno qualche cosetta; sono perciò invidiata, sono perseguitata. È vero che ha qualche bontà per me l'illustrissimo signor Commissario, ma desidero ancora il patrocinio di vostra signoria illustrissima.

ASP. Poverina! che cosa vendete nella vostra bottega?

ORS. Un poco di tutto. Vino, acquavite, rosolini sono i maggiori miei capitali; ma tengo ancora delle galanterie. Osservi quest'astuccio quant'è bellino.

ASP. Bello, bello davvero.

ORS. È d'Inghilterra.

ASP. Si vede. Mi piace infinitamente.

ORS. Vossignoria illustrissima è di buon gusto.

ASP. Non ho mai veduto un astuccio, che piú di questo mi vada a genio.

ORS. (Capisco, se n'è innamorata. Ma la voglio far un poco penare). (da sé)

ASP. (Se vuole la mia protezione, me lo dovrebbe donare). (da sé)

ORS. Vede quante belle cose vi sono dentro? (lo apre)

ASP. È veramente maraviglioso. Quanto costa?

ORS. Chi lo vuole, val sei zecchini.

ASP. Sei zecchini! non vi vergognate chiedere sei zecchini di quest'astuccio? È bello, lo avrei comprato, ma non merita questo prezzo. Ora capisco di che temete. Vendete la roba al doppio di quel che costa, e vorreste ch'io proteggessi un'usuraia, una fraudolente? Lo dirò io stessa a mio padre, vi farò chiudere la bottega, vi farò scacciar dall'armata. Le robe si hanno da vendere a giusto prezzo. Vogliamo il giusto, ed io non proteggerò un'ingiustizia.

ORS. Perdoni, illustrissima signora: ho detto che, chi lo vuole, val sei zecchini: ma non ho già pensato che ella lo volesse comprare. S'ella lo comanda, si serva.

. Ed a che prezzo?

ORS. Mi basta l'onore della di lei protezione.

ASP. Oh questo poi...

ORS. Senta, signora. Glielo dico con sincerità. Li vendo sei zecchini; ma mi costano molto meno. Si degni di riceverlo in dono e lasci il pensiero a me di ricattarmi con qualcun altro.

ASP. Povera donna! chi paga, e chi non paga. Quanti verranno a prendere la roba vostra, prometteranno pagarla, e vi gabberanno. Siete poi compatibile, se alterate il prezzo cogli altri.

ORS. Cosí diceva ancor io. Per ciò mi raccomando a vossignoria illustrissima.

ASP. , cara, non dubitate, che sarò sempre per voi.

ORS. Mi raccomandi all'illustrissimo signor padre.

ASP. Lo farò di buon cuore. Ehi, se vi viene qualche cosa di bello, fatemela un po' vedere.

ORS. Sarà servita. (Sono una donna generosissima). (parte)

 

 

 


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