Carlo Goldoni
La guerra

ATTO TERZO

SCENA TERZA   Don Egidio e detti

Precedente

Successivo

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

SCENA TERZA

 

Don Egidio e detti

 

EGI. Olà, che fate voi ai piedi di mia figliuola?

FAU. (S'alza confuso)

FLO. Oh adorato mio genitore!

EGI. Tacete. Rendami conto quest'uffiziale nemico, con qual animo gettossi a' piedi di una mia figlia.

FAU. Signore, per darle l'ultimo addio.

EGI. E dove siete voi incamminato?

FAU. Ad assalire le vostre mura, A combattere contro i vostri soldati e contro di voi medesimo, se la sorte vi presenterà alla mia spada.

EGI. Qual grado è il vostro?

FAU. D'alfiere.

EGI. Che pretendete voi da mia figlia?

FAU. Il cuore e la mano: il primo lo chiesi, e l'ho ottenuto da amore. L'altra sperai averla dalla vostra bontà.

FLO. Deh caro padre... (a Egidio)

EGI. Tacete. Con voi non parlo. (a Florida) Siete voi cavaliere? (a Faustino)

FAU. , tal sono. È cognito all'armata il mio nome.

EGI. Chi siete?

FAU. Don Faustino Papiri, duca d'Alba, signor di Conchiglia.

EGI. Conosco il vostro casato.

FLO. Se conosceste le adorabili sue qualità...

EGI. Tacete. (a Florida) Amate la figlia, e avete cuor di combattere contro il padre?

FAU. Un capitan valoroso sa meglio di me i doveri di buon soldato: amore non mi comanda a fronte della mia gloria.

EGI. Cosí parlano i valorosi. Siete degno della mia stima, siete degno del sangue mio.

FLO. (Oh cieli, secondate le disposizioni dell'animo del mio buon genitore). (da sé)

FAU. Signore, se tanta bontà vi anima in favor mio, promettetemi la vostra figlia in isposa.

EGI. , l'avrete.

FLO. Quando? (a Egidio, con impazienza)

EGI. Tacete. (a Florida) Lo stato in cui ci troviamo, non ci permette parlar piú oltre di ciò. Fate il vostro dovere, assalite le nostre mura: sarò io stesso spettatore del vostro coraggio. Se il destino vi fa soccombere, la morte scioglie ogni nodo; s'io muoio, e voi vivete, valetevi della mia parola per conseguire mia figlia; s'ambi viviamo, terminata la guerra, dalle mie mani l'avrete. Dissi quanto basta ad un cavaliere, che per mio genero accetto; da questo punto noi ritorniamo nemici.

FLO. Oh cieli! quai funeste nozze son queste? Ah padre mio pietosissimo, non mi fate morire di spasimo, di dolore.

. Qualunque pena che voi provate, è dovuta alla vostra imprudenza. Acconsento alle vostre nozze: ma non do lode alla vostra condotta. Una donzella nobile, una figlia di don Egidio, una prigioniera de' miei nemici, non doveva aprir il cuore agli affetti, mentre sudava il padre fra l'armi. La fortuna di aver incontrato in un amante nobile e valoroso non è vostro merito; e vi poteva lusingare un affetto indegno, come vi allettò una fiamma non indegna del sangue nostro.

FLO. Deh scusate, signore, la debolezza, l'incontro...

EGI. Non chiedo scuse; voglio obbedienza.

FLO. Comandatemi.

EGI. Venite meco.

FLO. Dove?

EGI. Al Castello.

FLO. Fra l'armi?

EGI. Sì, fra l'armi.

FLO. Esposta mi volete ai pericoli?

EGI. Maggiori saranno quelli di vostro padre e del vostro sposo. Seguitemi.

FAU. Signore, abbiate riguardo al sesso, all'etade, alla complessione. (a Egidio)

EGI. Il sesso, l'età, la complessione di donna Florida ha d'uopo di migliore custodia. Provvedo in tal modo al mio decoro e alla vostra quiete. Se avete animo da cavaliere, qual siete, non vi lagnate delle mie giuste, delle mie oneste deliberazioni. (a Faustino) E voi seguitemi senza dimora. (a donna Florida)

FAU. E come vi sarà permesso condur la figlia in Castello?

EGI. Non ci pensate. Mandai a chiedere al Generale l'assenso.

FAU. Non so che dire. Siete arbitro del di lei volere.

FLO. Mi abbandonate al mio crudele destino? (a Faustino)

FAU. Obbedite ai comandi del padre.

EGI. Non fate ch'io pratichi la violenza. (a Florida)

FLO. Ah no, signore; sono pronta a obbedirvi.

EGI. Amico, il cielo vi benedica. (abbraccia Faustino, e parte)

FLO. Ah don Faustino.

FAU. Ah donna Florida!

FLO. Il cuore mi dice, che non ci rivedremo mai più.

FAU. Sperate, o cara...

FLO. Vengo, signore, vengo. (verso la scena) Addio. (a Faustino, e parte)

 

 

 


Precedente

Successivo

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA1) - Some rights reserved by Èulogos SpA - 1996-2009. Content in this page is licensed under a Creative Commons License