Carlo Goldoni
Lugrezia romana in Costantinopoli

ATTO PRIMO

SCENA OTTAVA

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SCENA OTTAVA

 

Albumazar, poi Lugrezia

 

ALB.

Ecco, se non m'inganno,

Quella al certo è Lugrezia; al portamento

La grandezza dell'alma io ben comprendo.

La pace mia da questa diva attendo.

LUGR.

Dei Spennati del Tebro,

Mi raccomando a voi.

ALB.

Bellissima Lugrezia,

Il volto tuo vermiglio,

Il tuo maestoso ciglio,

Tanto può, tanto vale,

Ch'ha fatto nel mio sen piaga mortale.

LUGR.

Signor, cotal discorso

M'ha fatto di rossor tinger le gote:

Non soffre esser lodata

Femmina accostumata.

Se tu con sensi arditi

All'onesto cuor mio vuoi mover guerra,

Chinerò per modestia i lumi a terra.

ALB.

(Bella virtù!) Ma dimmi:

Chi sei? Donde ne vieni? E qual destino

A Bisanzio ti guida? E tua elezione,

O ti condusse il caso?

LUGR.

Odimi, e inarca per stupore il naso:

Di Lugrezia Romana i strani casi

Uditi avrai; io quella sono, io quella

Che da Sesto Tarquinio assassinata,

Ho fatto senza colpa la frittata.

ALB.

Dell'illustre matrona

È famosa l'istoria;

Ma come quella sei,

Se Lugrezia Romana

S'ammazzò per non vivere... etecetera?

LUGR.

Ammazzarmi! marmeo! non fui sì matta.

Finsi sbusarmi il petto,

Ed il ferro mostrai di sangue sporco;

Ma quell'era, o signor, sangue di porco.

ALB.

Brava! lodo il tuo spirto.

LUGR.

A Collatino,

Dolce marito mio, confidai tutto;

Ei si strinse in le spalle

E disse: «Mi consolo,

Che se io sono martin, non sarò solo».

ALB.

Oh dell'età vetusta eroe ben degno!

LUGR.

Roma tutta in tumulto

Minacciava ruine, e messer Bruto

Ne volea far di belle, onde risolto

Abbiamo fra noi due fuggir gl'intrichi,

salvare la panza per i fichi.

ALB.

Sana risoluzion!

LUGR.

Giù per il Tebro

In picciola barchetta

Navigassimo in fretta,

Quando mi sopraggiunse un certo male,

Con dolori di ventre così atroci,

Che quasi mi pareva esser incinta.

Era il mio caro sposo

Confuso ed agitato;

Ma tutto alfine si disciolse in flato.

ALB.

Oh che bel caso è questo!

Indi come giungesti?...

LUGR.

Ascolta il resto.

Venne la notte, ed un sopor soave

Ci prese entrambi; e tutti due dormendo

Ci trovassimo in mar, non so dir come.

Un impetuoso vento

Ci distacca dal lido,

E fatto il legno mio scherzo dell'onde,

Il mio intrepido cor non si confonde.

Spoglio l'inutil veste,

La getto in mar. Prendo la mia camiscia,

E con la bianca tela

Al palischermo mio formo la vela.

Collatino stupisce,

Applaude all'invenzione,

E con la spada sua forma il timone.

ALB.

Oh che ingegno divin!

LUGR.

Ma finalmente

La barchetta si rompe;

Collatin più non vedo, e la sua morte

Pianger io deggio. Ahi rimembranza! ahi sorte!

ALB.

E tu come salvata?

LUGR.

Io dal dolore

Esalai semiviva un sì gran vento,

Che si sentì nel vicin porto. A questo

Strepito inusitato

L'ammiraglio sortì, venne, mi vide,

Mi prese, m'asciugò, mi pose in letto,

M'assisté, mi curò;

Cosa poi succedesse io non lo so.

ALB.

Bella, non dubitar, giungesti in loco

Dove lieta starai.

LUGR.

Ah me infelice!

Dov'è il consorte mio? chi me lo rende?

Dove rivolgo addolorata i passi?

Mi vuò romper la testa in questi sassi.

ALB.

Deh fermati, mia cara;

In me avrai un consorte

Che cangiare farà l'empia tua sorte.

LUGR.

Come! tu mio consorte! Ah non fia vero!

Giurai... (Ma che giurai? che fo? che penso?

Collatino è già morto,

Lo stato vedovil poco mi piace).

Via, signore, farò quel che ti piace.

 

 

 


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