Carlo Goldoni
Lugrezia romana in Costantinopoli

ATTO SECONDO

SCENA QUARTA

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SCENA QUARTA

 

Albumazar, e Collatino nascosto.

 

ALB.

Se posso far a meno,

Non voglio usar contro costei la forza.

Alle cotante deità sognate

Dai gentili Romani,

Una ne aggiungerò con le mie mani.

Ma oimè, mi par sentire

Le budelle in tumulto;

Più resister non posso,

I fagiuoli m'han fatto il ventre grosso.

Io so ch'in questa stanza

Vi è un ripostiglio... è questo.

Affé, che l'ho trovato! (apre, e trova Collatino)

Ahimè! M'ho quasi mezzo spiritato.

Che diavolo fai qui?

COLL.

(Finger conviene).

Al licet, o signor, io era andato,

E mi son colà dentro addormentato.

Presto, vanne ancor tu: la dilazione

Ti potrebbe causar qualche gran doglia.

ALB.

M'hai fatto pel timor scappar la voglia.

Odi: al tempio anderai,

E colà il tuo destin tu saperai.

COLL.

(Ahi, preveggo il mio danno.

La beltà della moglie è un gran malanno).

 

Che crude fiere doglie

Lasciar la cara moglie

In man di genti ingrate!

Mariti, se 'l provate,

Ditelo voi per me.

Di questo fier dolore

Non v'è duolo maggiore,

Pena maggior non v'è. (parte)

 

 

 


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