Carlo Goldoni
La donna di testa debole

ATTO PRIMO

SCENA OTTAVA

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SCENA OTTAVA

 

Camera d'udienza di donna Violante.

 

Don Roberto e Don Gismondo.

 

ROB. Donna Violante vuol perdere tutto il merito con queste sue debolezze.

GIS. Stupisco che con tutta la sua serietà, si abbandoni a far dei versi cotanto sciocchi. (ha in mano un foglio)

ROB. Lodo ch'ella si dia ad un vivere un po' più allegro e faccia qualche pompa del suo talento, ma non vorrei ch'ella si facesse ridicola.

GIS. Io vi consiglierei che colla vostra franchezza le apriste gli occhi.

ROB. Non vorrei disgustarla. Sapete, caro amico, che le donne amano di essere adulate. Per dirvela in confidenza, ho qualche buona speranza sulle sue nozze. Se me le rendo odioso correggendola, vi sarà qualcun altro che secondandola mi balzerà dal mio posto.

GIS. Oh, chi volete voi che si prenda la pena di lodarla in una cosa così cattiva?

ROB. Voi colla vostra flemma potreste dirle la verità.

GlS. Io non ho poi certo impegno per lei; non vo' prendere, come si suol dire, gatti a pelar per nessuno. (Preme anche a me la grazia di donna Violante). (da sé)

ROB. Basta; se sarà mia moglie, la correggerò con un poco di autorità. Per ora io lascio correre.

GIS. (Spero che non sarà sua moglie, se valeranno le mie cautele). (da sé)

ROB. Caro amico, aiutatemi.

GIS. Sì, lo farò volentieri. Ecco donna Violante.

ROB. Date a me quella carta. (prende il foglio da don Gismondo)

 

 

 


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