Carlo Goldoni
La donna di testa debole

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

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ATTO SECONDO

 

SCENA PRIMA

 

Strada.

 

Don Gismondo, poi Traccagnino.

 

GIS. Don Roberto colle sue caricature va sempre più impossessandosi del cuore di donna Violante. Convien rovinarlo; convien discreditarlo. Se mi riesce far passare questi versi per suoi; se posso far che li abbia donna Violante, come da lui mandati...

TRACC. (Parlando verso la scena di dove esce) Corpo de mi; se no ti me la paghi, dime che no son fiol de me pader.

GIS. (Questi è il servo di don Roberto). (da sé)

TRACC. A mi un'insolenza de sta sorte? dirme mezzan? Sangue de mi! mezzan a un omo della mia statura?

GIS. Con chi l'hai, Traccagnino?

TRACC. Sat a chi se ghe pol dir mezzan? a sto sior ch'è qua.

GIS. Come? che dici?

TRACC. Sior sì, a un omo che non è né grando, né piccolo, se ghe dise mezzan. (a don Gismondo)

GIS. (Ora intendo lo sciocco). (da sé) Per qual motivo colui vi ha detto mezzano?

TRACC. La guarda con che sugo! Domando a uno dove sta de casa una siora, alla qual ho da portar sta lettera, e invece de insegnarme, el me dise mezzan. (verso la scena)

GIS. E a chi va quella lettera?

TRACC. Quest l'è quel che no so gnanca mi.

GIS. Chi la manda? Il vostro padrone?

TRACC. Sior sì; ma non è alter che quattro zorni che son vegnù a Napoli, no gh'ho pratica della città; domando, prego, e se me dise mezzan.

GIS. Volete ch'io v'insegni dove sta la persona cui è diretta la lettera?

TRACC. La me farà ben grazia.

GIS. Lasciate ch'io veda la lettera, e ve lo dirò.

TRACC. Ma la lettera gh'ho ordine de no la lassar véder a nissun.

GIS. E che sì che va ad una vedova?

TRACC. Me par de sì; l'è giusto scritta coll'ingiostro negro.

GIS. Sarà poi la signora donna Violante.

TRACC. Donna Violante?... Me par, e no me par: el nome no me l'arrecordo ben.

GIS. Vi ricordate il cognome?

TRACC. El cognome... Sior sì; me par de sì.

GIS. Come vi pare ch'ella si chiami?

TRACC. Me par che la pizzega del necessario

GIS. Non è Violante de' Bisognosi?

TRACC. Sior sì; vedeu se me l'arrecordo? Gh'è poca differenza tra el bisogno e la necessità.

GIS. Io so dove sta di casa.

TRACC. La me farà servizio a insegnarmelo

GIS. Ma se ve lo dico a voce, ve lo scorderete. Volete ch'io ve lo scriva?

TRACC. La me farà servizio.

GIS. (Tira fuori l'astucchio con il tocca lapis)

TRACC. Oh che bella cosa! (osservando l'astucchio)

GIS. Mi dispiace ch'io non ho carta.

TRACC. Senza carta no se scrive.

GIS. Non avete la lettera che va a donna Violante?

TRACC. Seguro che la gh'ho.

GIS. Oh sciocco che sono io! avete quella lettera. Vi posso scriver sopra comodamente il recapito, e vado cercando carta.

TRACC. Andè , che sì un gran mamalucco.

GIS. Compatitemi, caro Traccagnino. Datemi la lettera, e vi spiccio subito.

TRACC. Eccola qua. Ma no l'avè da véder.

GIS. Come volete ch'io scriva?

TRACC. Scrivè da roverso.

GIS. Bene scriverò dove volete.

TRACC. Scrivè chiaro, destaccà, che possa capir.

GIS. Questo astucchio m'incomoda. Tenete, frattanto ch'io scrivo. ( l'astucchio a Traccagnino)

TRACC. Sior sì, intanto me divertirò co ste bagatelle.

GIS. (Col cambio di questa lettera fo il più bel colpo del mondo). (frattanto che Traccagnino osserva i pezzi che sono nell'astucchio, don Gismondo cambia la lettera)

TRACC. Cossa ela questa? una verigola?

GIS. Si chiama dal francese: tirabusson.

TRACC. Oh che caro tirabusson!

GIS. Ecco fatto. Ecco il recapito chiaro e netto.

TRACC. Me fala un altro servizio? Me dónela sto tirabusson?

GIS. Che cosa vorreste farne?

TRACC. Vorria cavar un occhio a quello che m'ha dito mezzan.

GIS. No, caro; questo serve per me. Tenete la lettera. Portatela dove va. Vedrete che il recapito è in piazza dell'Erbe. Non potete fallar, se volete. (Costui non mi conosce. Il carattere non è mio; io non sarò sospetto; e don Roberto passerà per autore di quella satira). (da sé, e parte)

 

 

 


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