Carlo Goldoni
La donna di testa debole

ATTO TERZO

SCENA TREDICESIMA

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SCENA TREDICESIMA

 

Don Roberto, Don Gismondo e dette.

 

ROB. Signora donna Violante, col più sincero sentimento del cuore vi attesto il mio rincrescimento per la vostra lite perduta.

GIS. Anch'io ne provo un dolore estremo, signora.

VIO. Tutto Napoli dunque è informato di tal giudizio! Ma niente. Se ho perduta la causa non ho perduto lo spirito. Il denaro è un dono della fortuna, il talento è un bene ch'è tutto nostro. Voglio che non ostante ci divertiamo; che facciamo delle accademie, delle dispute, delle conclusioni. Ho preparato un argomento bellissimo per la prima riduzione che noi faremo. Eccolo qui: se nella donna sia più pregevole la virtù o la ricchezza. Si troverà chi voglia difendere la ricchezza?

ELV. Tutti la difenderanno.

AUR. Sì, donna Violante; per la parte della virtù dubito che restiate voi sola.

VIO. Non conoscete il merito della virtù. Questi signori non la intendono come voi.

AUR. Che dice il signor don Roberto?

ROB. Io dico che la virtù è bella e buona, ma la ricchezza in ogni conto la supera.

ELV. E voi, signor don Gismondo, che cosa dite?

GIS. Dico che i denari sono la miglior cosa di questo mondo.

VIO. Questi sono paradossi. In queste vostre risposte vi sarà il senso allegorico certamente. Non è possibile che gli uomini dotti preferiscano alla virtù la ricchezza.

ELV. Sì, vi sarà il senso allegorico, come in quella satira in cui vi dicono infatuata.

VIO. Quella è una composizione bellissima di don Roberto.

AUR. È egli vero, don Roberto? Voi ne siete stato l'autore?

ELV. Sarebbe un bel carattere il signor don Roberto, se sotto pretesto d'amicizia si burlasse così delle persone civili.

ROB. Dirò dunque, che la composizione di cui si parla, è una satira insolentissima; e giuro sull'onor mio di non esserne autore, e di non sapere da qual mano sia stata fatta.

VIO. Come! non mi avete detto voi stesso poche ore sono il contrario?

ROB. Sì, l'ho detto per compiacervi. Ma ora con tai scongiuri mi avete obbligato a dire la verità.

VIO. Siete dunque un bugiardo.

ROB. Son tutto quello che può piacere a madama.

AUR. (Oh bellissima!) (a donna Elvira)

ELV. (Se lo merita quella sciocca). (a donna Aurelia)

GIS. Ed io so chi è l'autore di quella satira.

VIO. Satira?

GIS. Così mi pare.

VIO. Ma se avete detto voi pure ch'era una lode.

GIS. L'ho detto per compiacere madama.

VIO. Ah, se don Roberto e don Gismondo mi avessero villanamente tradita sarebbero due mostri più orribili di Minos e di Radamanto.

ROB. Signora, parlate con più rispetto. Mi meraviglio di voi. (Attacchiamola per cavarci). (a don Gismondo)

GIS. Non occorre che mettiate mano alle favole antiche, poiché abbiamo da voi delle favole più moderne.

VIO. Ah, mi si raccapricciano tutti i capelli!

AUR. (Eh che sì, che la piantano?) (a donna Elvira)

ELV. (Suo danno. Merita peggio). (a donnna Aurelia)

 

 

 


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