Carlo Goldoni
La donna di testa debole

ATTO TERZO

SCENA ULTIMA

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SCENA ULTIMA

 

Don Pirolino con vari libri, e detti.

 

PIR. Son qui a provarvi, e farvi toccar con mano, che il dottor Balanzoni è un ignorante, e ch'io intendo il latino meglio di lui.

VIO. Don Pirolino, la causa l'ho guadagnata.

PIR. Guadagnata?

PANT. Sior sì, vadagnada.

FAU. L'ha vinta.

ELV. Sì, l'ha vinta.

PIR. Me ne rallegro infinitamente.

VIO. Eh nipote mio, disinganniamoci. Voi non sapete niente, ed io da voi non voglio altre lezioni.

PIR. Non me n'importa un fico. Mi unirò con donna Elvira, e farò con lei quello che fin adesso ho fatto con voi.

ELV. Piuttosto che un tal marito mi eleggerei un ritiro.

PIR. Cosa ha detto? (a donna Violante)

VIO. Ha detto che non vi vuole.

PIR. Chi non mi vuol, non mi merita. A me non mancano donne. Insegnerò a tante fanciulle la grammatica e la rettorica, finché con qualcheduna arriveremo allo studio dell'umanità.

VIO. Nipote mio, illuminatevi, che ne avete bisogno. Anch'io, acciecata dall'ambizion di sapere, e dalla fiducia che aveva in voi, mi sono resa ridicola per cagion vostra. Don Fausto mi ha illuminata; don Fausto, che fra gl'infiniti pregi che lo adornano, ha quello della più perfetta sincerità.

FAU. Sì, donna Violante, di ciò unicamente mi vanto. So che la verità parecchie volte dispiace, ma non ricuso di dirla. So che l'adulazione trionfa, ma io la detesto. Sarò sfortunato, ma sarò sempre sincero.

 

Fine della Commedia


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