Carlo Goldoni
L'impostore

ATTO PRIMO

SCENA QUINTA

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SCENA QUINTA

 

Ridolfo e detto.

 

RID. Ben levato, signor fratello.

DOTT. Buon giorno a vossignoria. Sono tre ore ch'io sono alzato.

RID. Ed io m'alzo in questo momento.

DOTT. Così fa chi non ha da pensare a guadagnarsi il pane.

RID. Avete bevuto la cioccolata?

DOTT. Colla presente privata scrittura...

RID. Fate una scrittura?

DOTT. Sì, signore. Che valer debba, come se fatta fosse...

RID. È qualche scrittura per il signor capitano?

DOTT. No, per il signor capitano sto preparando un'altra cosetta.

RID. E che cosa? Si può sapere?

DOTT. Sì. Il congedo da casa mia.

RID. Eh! barzellette! Seguitate, seguitate la vostra scrittura.

DOTT. Vi dico assolutamente...

RID. Fate, fate: come se latta fosse per mano di pubblico notaro... (come se gli dettasse)

DOTT. Obbligato della dettatura. Per mano di pubblico notaro... (scrivendo)

RID. E per qual motivo lo volete voi congedare?

DOTT. Promettono le parti infrascritte...

RID. Questa è una cosa che m'interessa: devo saperlo ancor io.

DOTT. V'interessa; ma io spendo e mi consumo.

RID. Ma dunque...

DOTT. Le parti infrascritte... (ripete forte quelle parole scrivendole)

RID. Sospendete un poco di scrivere, e parliamo d'una cosa che preme.

DOTT. Questo preme che mi da vivere; e il vostro signor capitano mi rovina.

RID. Vi rovina? Vi rovina il signor capitano? Farà voi auditore d'un reggimento...

DOTT. L'osservanza di tutte le cose... (scrivendo)

RID. Farà me primo capitano, e forse forse maggiore, e dite che vi rovina?

DOTT. Contenute nelli seguenti capitoli... (pronunciando ciò che scrive coi denti stretti)

RID. A quel che sento, voi non gli credete.

DOTT. Niente, una maladetta.

RID. Gli avete pur creduto finora.

DOTT. Per mio malanno, per causa vostra, perché il diavolo ha voluto che io gli creda.

RID. Via, via, calmatevi. Beviamo la cioccolata.

DOTT. Cioccolata non ce n'è più.

RID. Non ce n'è più? L'ha bevuta il signor capitano?

DOTT. Ha bevuto il diavolo che se lo porti.

RID. Non ci facciamo scorgere sul più bello. Se non avete cioccolata in casa, mandiamola a prendere alla bottega.

DOTT. Primo: promette e s'obbliga... (scrive fremendo)

RID. Si è fatto il più, s'ha da fare anche il meno.

DOTT. Promette e s'obbliga il signor Pantalone de' Bisognosi... (come sopra)

RID. È forse la scrittura per il vestiario, che deve far il signor Pantalone per il reggimento?

DOTT. Sì, per il reggimento de' mammalucchi. Concedere la signora Costanza, di lui figliuola, in isposa... (come sopra)

RID. A chi la promette?

DOTT. Al signor Fabio Cetronelli... (come sopra, scrivendo)

RID. Fermatevi; non andate innanzi con quella scrittura; la fatica è gettata.

DOTT. Per qual ragione?

RID. Ve la dirò, se non la sapete. La signora Costanza, figlia del signor Pantalone, la vuole per sé il signor capitano, ed ora si sta trattando...

DOTT. Sì, si sta trattando! Scioccherie: al signor Fabio Cetronelli... (ripetendo e scrivendo, come sopra)

RID. Vi dico che assolutamente sarà sposa del signor capitano; il signor Pantalone medesimo l'ha detto a me.

DOTT. Come può essere, s'egli m'ha ordinato di stendere questa scrittura?

RID. Il signor capitano gliel'ha domandata; ed egli, conoscendo di fare la fortuna della sua figliuola, ha trovato de' pretesti per liberarsi dal signor Fabio.

DOTT. Mi par impossibile. Il signor Pantalone ieri mattina mi disse che principiava a dubitare anche lui di questo signor capitano, e che gli rincresceva avergli date alcune monture per i soldati che sinora è andato facendo.

RID. Sì, è vero; il vecchio mercante, avido e sospettoso, dubitava dell'onoratezza del galantuomo, ma quando ha veduto le cambiali a vista de' suoi corrispondenti, non solo gli ha creduto, ma gli ha offerto casa, denari, assistenza, e ad un piccolo cenno gli ha accordata la figlia.

DOTT. Ha avuto delle cambiali il signor capitano? (lasciando di scrivere)

RID. Le ha ricevute ieri colla posta.

DOTT. Che sieno poi legittime?...

RID. Che diavolo di bestialità! Voi altri dottori non credete niente, perché sapete come state in coscienza.

DOTT. Voi parlate male, signor fratello.

RID. Ma se mi fate venire la rabbia. Domandatelo al signor Pantalone e poi lo crederete da voi medesimo.

DOTT. E a chi sono dirette queste cambiali?

RID. A vari mercanti, e credo qualcheduna al signor Pantalone medesimo.

DOTT. Dunque voi non le avete vedute.

RID. Le ho vedute; ma poi non sono stato a esaminarle.

DOTT. Basta, le ho da vedere ancor io.

RID. Ci giuoco io, che voi ancora non gli credete.

DOTT. Potrebbe anche darsi che fosse vero.

RID. Ma questa è una perfidia.

DOTT. Sono sette mesi che si vive sperando.

RID. Ed ora siamo alla conclusione.

DOTT. Se sarà vero...

RID. Cospetto...

DOTT. Non bestemmiate.

 

 


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