Carlo Goldoni
L'impostore

ATTO PRIMO

SCENA DECIMA

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SCENA DECIMA

 

Orazio e detti.

 

ORAZ. Oh, signor Pantalone...

PANT. Oh giusto ella, signor capitanio.

FLAM. Monsieur le capitain, quando alleron nous alla guerra?

PANT. Védela sto povero putto? Sala che el sia un pochetto scemo de cervello, e che no la xe carità farlo deventar più matto de quel che 'l xe.

ORAZ. Signore, compatitemi; io non credeva...

PANT. Oh basta; l'avviso ghe serva, la lo lassa star, e no la ghe staga a parlar de cosse che no xe per ello.

ORAZ. Mi meraviglio, signore; sapete quanta stima io ho per la vostra persona. Pensava di fare un bene per lui e per voi, procurandogli un onorato impiego; ora che sento non essere di sua vocazione...

FLAM. L'invocazione ce l'ho io.

PANT. Séntela?

ORAZ. Non ne parliamo più. Signore, quando sarà all'ordine questo vestiario?

PANT. Sta settimana mille abiti sarà terminadi.

ORAZ. Benissimo. E la cambiale di tremila zecchini quando vuol favorir di pagarla?

PANT. La xe a vista, doverave pagarla subito. Ma ella quando vorla pagar el vestiario?

ORAZ. Quando sarà terminato.

PANT. Poderessimo far un ziro.

ORAZ. No, signore; le cose vanno fatte con regola. La cambiale è a vista. Subito che il vestiario è pronto, i suoi denari son preparati.

PANT. E se el vestiario adesso fusse fenio, che difficoltà gh'averavela da far sto ziro.

ORAZ. Se il vestiario fosse finito...

PANT. La me lassa andar a dar un'occhiada.

ORAZ. Ma intanto voi potreste...

PANT. Torno subito.

ORAZ. Perché avrei bisogno...

PANT. La se ferma, che torno subito. (Sti tremile zecchini no li vorave pagar). (da sé, e parte)

 

 


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