Carlo Goldoni
L'impostore

ATTO TERZO

SCENA SETTIMA

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SCENA SETTIMA

 

Il Tenente co' suoi soldati, come sopra; poi Brighella.

 

TEN. Vero è ch'io non ho autorità d'accordare l'impunità ad un disertore che me ne scopre un altro: ma essendo in uno stato estero, ed offerendomi gente d'armi, bella e vestita, posso compromettermi d'ottenergli il perdono, e in caso diverso, posso procurargli almeno la sua libertà.

BRIGH. (Dalla parte dell'osteria, ma non dalla porta) Ecco ai so piedi, lustrissimo sior tenente, un poveromo, che confida in te la so pietà, e in te la fede che la s'ha degnà de farme assicurar.

TEN. Mi conoscete?

BRIGH. Lustrissimo sì. Siben che non era della so compagnia, ho l'onor de conosserla, e son qua a svelarghe colui che è stà causa della mia diserzion, che l'è un pezzo de carne de collo, ma come va.

 

 


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