Carlo Goldoni
La famiglia dell’antiquario

ATTO PRIMO

Scena Settima. Il Conte Giacinto e Doralice

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Scena Settima. Il Conte Giacinto e Doralice

 

DORALICE Che ne dite, eh? Ci ha data questa bella risposta.

GIACINTO Che volete ch'io dica? Le medaglie lo hanno incantato.

DORALICE Se egli è incantato, non siate incantato voi.

GIACINTO Cosa consigliereste di fare?

DORALICE Dir le vostre e le mie ragioni.

GIACINTO Finalmente è mio padre; non posso e non deggio mancare al dovuto rispetto.

DORALICE Avete sentito? Vostra madre ha quattrocento zecchini da spendere. Fate che ne spenda ancora per me.

GIACINTO Sarà difficile cavarglieli dalle mani.

DORALICE Se non vuol colle buone, obbligatela colle cattive.

GIACINTO È mia madre.

DORALICE E io son vostra moglie.

GIACINTO Vi vorrei pur vedere in pace.

DORALICE È difficile.

GIACINTO Ma perché?

DORALICE Perché ella è troppo superba.

GIACINTO E voi convincetela coll'umiltà. Sentite, Doralice mia, due donne che gridano, sono come due porte aperte, dalle quali entra furiosamente il vento; basta chiuderne una, perché il vento si moderi.

DORALICE La mia collera è un vento, che in casa non fa rumore.

GIACINTO Sì è vero; è un vento leggiero; ma tanto fino ed acuto, che penetra nelle midolle dell'ossa.

DORALICE Vuol atterrar tutti colla sua furia.

GIACINTO E voi non vi perdete colla vostra flemma.

DORALICE Sempre mette in campo la sua nobiltà.

GIACINTO E voi la vostra dote.

DORALICE La mia dote è vera.

GIACINTO E la sua nobiltà non è una cosa ideale.

DORALICE Dunque date ragione a vostra madre, e date torto a me ?

GIACINTO Vi do ragione, quando l'avete.

DORALICE Ho forse torto a pretendere d'esser vestita decentemente?

GIACINTO No, ma per mia madre desidero che abbiate un poco più di rispetto.

DORALICE Orsú, sapete che farò? Per rispettarla, per non inquietarla, anderò a star con mio padre.

GIACINTO Vedete, ecco il vento leggiero leggiero, ma fino ed acuto. Con tutta placidezza vorreste fare la peggior cosa del mondo.

DORALICE Fareigran male a tornar con mio padre?

GIACINTO Fareste malissimo a lasciare il marito.

DORALICE Potete venire ancor voi.

GIACINTO Ed io farei peggio ad uscire di casa mia.

DORALICE Dunque stiamo qui, e tiriamo avanti Così.

GIACINTO È poco che siete in casa.

DORALICE Dal buon mattino si conosce qual esser essere la buona sera.

GIACINTO Mia madre vi prenderà amore.

DORALICE Non lo credo.

GIACINTO Procurate di farvi ben volere.

DORALICE È impossibile con quella bestia.

GIACINTO Bestia a mia madre?

DORALICE Si, bestia; è una bestia.

GIACINTO E lo dite con quella flemma?

DORALICE Io non voglio scaldare il sangue.

GIACINTO Cara Doralice, abbiate giudizio.

DORALICE Ne ho anche troppo.

GIACINTO Via, se volete bene, regolatevi con prudenza

DORALICE Fate che io abbia quello che si conviene, e sarò pazientissima.

GIACINTO Il merito della virtú consiste nel soffrire.

DORALICE Sì, soffrirò, ma voglio un abito.

GIACINTO L'avrete, l'avrete.

DORALICE Lo voglio, se credessi che me ne andasse la testa. Sono impuntata, lo voglio.

GIACINTO Vi dico che lo avrete.

DORALICE E presto lo voglio, presto.

GIACINTO Or ora vado per il mercante. (Bisogna in qualche maniera acquietarla).

DORALICE Dite: che abito avete intenzione di farmi?

GIACINTO Vi farò un abito buono.

DORALICE M'immagino vi sarà dell'oro o dell'argento.

GIACINTO E se fosse di seta schietta, non sarebbe a proposito?

DORALICE Mi pare che ventimila scudi di dote possano meritare un abito con un poco d'oro.

GIACINTO Via, vi sarà dell'oro.

DORALICE Mandatemi la cameriera, ché le voglio ordinare una cuffia.

GIACINTO Sentite: anche con Colombina siate tollerante. È cameriera antica di casa; mia madre le vuol bene, e può mettere qualche buona parola.

DORALICE Che! Dovrò aver soggezione anche della cameriera? Mandatela, mandatela, ché ne ho bisogno.

GIACINTO La mando subito. (Sto fresco. Madre collerica, moglie puntigliosa: due venti contrari. Voglia il cielo che non facciano naufragare la casa) (parte).

 


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