Carlo Goldoni
La famiglia dell’antiquario

ATTO PRIMO

Scena Decima. La Contessa Isabella, poi il Conte Giacinto

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Scena Decima. La Contessa Isabella, poi il Conte Giacinto

 

Camera della Contessa Isabella

 

ISABELLA Questa signora nuora e un'acqua morta, che a poco a poco si va dilatando; e s'io non vi riparo per tempo, ci affogherà quanti siamo. Ho osservato che ella tratta volentieri con tutti quelli che praticano in questa casa; e pare che vada acquistando credito. Non è già che sia bella; ma la gioventú, la novità, l'opinione, può tirar gente dal suo partito. In casa mia non voglio essere soverchiata. Non sono ancora in età da cedere l'armi al tempio.

GIACINTO Riverisco la signora madre.

ISABELLA Buon giorno.

GIACINTO Che avete, signora, che parete turbata?

ISABELLA Povero figlio! tu sei sagrificato.

GIACINTO Io sagrificato ? Perché ?

ISABELLA Tuo padre, tuo padre ti ha assassinato.

GIACINTO Mio padre? Che cosa ha fatto?

ISABELLA Ti ha dato una moglie che non è degna di te.

GIACINTO In quanto a mia moglie, ne sono contentissimo; l'amo teneramente, e ringrazio il cielo d'averla avuta.

ISABELLA E la tua nobiltà?

GIACINTO La nostra nobiltà era in pericolo, senza la dote di Doralice.

ISABELLA Si poteva trovare una ricca che fosse nobile.

GIACINTO Era difficile, nel disordine in cui si ritrovava la nostra casa.

ISABELLA Con questi sentimenti non comparir più davanti.

GIACINTO Signora, sono venuto da voi per un affar di rilievo.

ISABELLA Come sarebbe a dire?

GIACINTO A una sposa, che ha portato in casa ventimila scudi, pare che sia giusto di far un abito.

ISABELLA Per quel che deve fare, è vestita anche troppo bene.

GIACINTO Se non le si fa un abito buono, io non la posso condurre in veruna conversazione.

ISABELLA Che? La vorresti condurre nelle conversazioni? Un bell'onore che faresti alla nostra famiglia. Se le faranno un affronto, la nostra casa vi andrà di mezzo.

GIACINTO Dovrà dunque star sempre in casa?

ISABELLA Signor sì, signor sì, sempre in casa. Ritirata, senza farsi vedere da chi che sia.

GIACINTO Ma tutti sanno che Doralice è mia moglie; gli amici verranno a visitarla; alcune dame me l'hanno detto.

ISABELLA Chi vuol venire in questa casa, ha da mandare a me l'ambasciata. Io sono la padrona; e chiunque ardirà venirci senza la mia intelligenza, ritroverà la porta serrata.

GIACINTO Via, si farà tutto quello che voi volete. Ma anch'ella, poverina, bisogna contentarla. Bisogna farle un abito.

ISABELLA Per contentar lei, niente affatto; ma per te, perché ti voglio bene, lo faremo. Di che cosa lo vuoi? Di baracane o di cambellotto ?

GIACINTO Diavolo! vi pare che questa sia roba da dama?

ISABELLA Colei non è nata dama.

GIACINTO È mia moglie.

ISABELLA Ebbene, di che vorresti che si facesse?

GIACINTO D'un drappo moderno con oro o con argento.

ISABELLA Sei pazzo? Non si gettano i denari in questa maniera.

GIACINTO Ma, finalmente, pare di poterlo pretendere.

ISABELLA Che cos'è questo pretendere? Questa parola non l'hai più detta a tua madre. Ecco i frutti delle belle lezioni della tua sposa. Fraschetta, fraschetta!

GIACINTO Ma che ha da fare quella povera donna in questa casa?

ISABELLA Mangiare, bere, lavorare e allevare i figliuoli, quando ne avrà.

GIACINTO Così non può durare.

ISABELLA O così, o peggio.

GIACINTO Signora madre, un poco di carità.

ISABELLA Signor figliuolo, un poco più di giudizio.

GIACINTO Fatele quest'abito, se volete bene.

ISABELLA Prendi, ecco sei zecchini, pensa tu a farglielo.

GIACINTO Sei zecchini? Fatelo alla vostra serva (parte).

 


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