Carlo Goldoni
La famiglia dell’antiquario

ATTO SECONDO

Scena Ottava. Colombina e detti

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Scena Ottava. Colombina e detti

 

COLOMBINA Illustrissima, vi è l'illustrissimo suo signor padre che vorrebbe dirle una parola.

DORALICE Digli che venga.

COLOMBINA Non vuol venire; l'aspetta nella camera dell'arcova.

DORALICE Vorrà farmi fare qualche figura ridicola con mia suocera.

CAVALIERE Se il padre comanda...

DORALICE Eh, ora ha finito di comandare. Son maritata.

CAVALIERE Sì, ma da lui potete sempre sperare qualche cosa.

DORALICE Oh, per questo lo ascolto. Basta, se vorrà ch'io parli alla Contessa Isabella, quando ella sia la prima, lo farò. Cavaliere, quando è partito mio padre, vi aspetto (parte).

CAVALIERE Che vuol dire, Colombina, così attenta a servire la contessina?

COLOMBINA Io sono una ragazza di buon cuore. Fo servizio volentieri a chi è generoso con me.

CAVALIERE Orsú, sentite; acciò la vostra padrona non dica ch'io non mai nulla alla servitù, tenete questo mezzo ducato.

COLOMBINA Grazie. Sapete ora che cosa dirà?

CAVALIERE E che dirà?

COLOMBINA Che avete fatto una gran cascata (parte).

CAVALIERE Che maladettissima cameriera! Costei e causa principale degli scandali di questa casa. Ella riporta a questa, riporta a quella; le donne ascoltano volentieri tutte le ciarle che sentono riportare; quando odono dir male, credono tutto con facilità, e si rendono nemiche senza ragione. Se posso, voglio vedere che Colombina, scoperta dall'una e dall'altra, paghi la pena delle sue imposture. Pur troppo è vero, tante e tante volte dipende la quiete d'una famiglia dalla lingua di una serva o di un servitore (parte).

 


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