Carlo Goldoni
La favola de' tre gobbi

PARTE PRIMA

SCENA SECONDA   Il Marchese Parpagnacco e detta.

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SCENA SECONDA

 

Il Marchese Parpagnacco e detta.

 

PARP.

Riverente m'inchino

A quella bella grazia,

Che di farmi languir non è mai sazia.

MAD.

Io faccio riverenza

A quei vezzosi rai,

Che di farmi penar non cessan mai.

PARP.

Ah madama Vezzosa,

Siete molto graziosa!

MAD.

Ah Parpagnacco mio,

Siete tutto bellezza e tutto brio!

PARP.

Non dico per lodarmi,

Ma dacché son marchese,

Faccio maravigliar tutto il paese.

Quand'ero alla montagna,

D'essere mi pareva un contadino,

Ora d'esser mi pare un ballarino.

MAD.

Certo che un uomo siete

Veramente ben fatto.

V'è un certo non so che dietro la schiena;

Ma è una cosa da niente, e non pena.

PARP.

Sì, vi dirò il perché: come ricolma

Di pesanti pensieri ho la mia mente,

Par che il dorso s'incurvi, e non è niente.

MAD.

Niente, niente, signor, lo dico anch'io.

Anzi grazia gli quel monticello;

E poi chi ha del denaro è sempre bello.

PARP.

Denar? Voi lo sapete:

Feudi, ville, campagne,

Palazzi, servitù, sedie e carrozze,

Ori, argenti, diamanti e ricche spoglie

Non mi mancano mai.

Voi lo sapete,

Io possiedo un tesoro.

MAD.

(Certamente ha costui la gobba d'oro).

PARP.

Una cosa mi manca.

MAD.

E cosa è mai?

Lei ha feudi e campagne,

Palazzi, servitù, sedie e carrozze,

Ori, argenti, diamanti e ricche spoglie.

PARP.

Mi manca... lo dirò... una bella moglie.

MAD.

Ritrovarla conviene; una tal donna

Sarà ben fortunata.

Se la trovi, signore.

PARP.

Io l'ho trovata.

MAD.

E chi è mai? E chi è mai? Sarà sicuro

Giovine com'è lei, graziosa e bella.

PARP.

Lo volete saper? Voi siete quella.

MAD.

Io? davvero! Lo credo? Oh me felice!

Oh che sorte! Oh che grazia! Oh che contento!

Quasi impazzir dall'allegria mi sento.

(Se mi credi, minchion, la sbagli affé.

Voglio la borsa tua, non voglio te).

PARP.

Questa vostra allegrezza

M'empie il cor di dolcezza;

Sudo, smanio e deliro;

Rido per il contento, e poi sospiro.

 

Quegli occhietti belli, belli,

M'hanno fatto innamorar;

Quei labbretti cari, cari,

Mi potrebber consolar.

Quel ch'io vedo e ch'io non vedo,

Mi fa sempre sospirar.

Occhi vezzosi,

Labbri amorosi,

Via non mi fate più delirar.

Di penar son ormai stracco,

Del mio mal chiedo pietà.

Il marchese Parpagnacco

Di Madama ognor sarà.

Sì, vezzosetta,

Cara, caretta,

Non saprei...

Non vorrei...

Che m'aveste ad ingannar.

 

MAD.

Io ingannarvi, signor? Mi meraviglio.

In casa mia non vien nessun al mondo;

Io non sono di quelle... Eh faccia grazia:

Dove ha comprato mai quel bel diamante

Spiritoso e brillante? Certamente è un incanto!

PARP.

Le piace?

MAD.

Signor sì, mi piace tanto.

PARP.

Padrona.

MAD.

Meraviglio.

PARP.

Eh via.

MAD.

No certo.

PARP.

Mi fa torto.

MAD.

Ma poi... Non vuò, non vuò.

PARP.

Eh lo prenda...

MAD.

Via, via, lo prenderò...

PARP.

Dunque, mia cara sposa...

(Viene il Servo e parla a Madama)

MAD.

Con licenza: (il barone Macacco

Mi viene a visitar? Non so che dire,

Farlo indietro tornar non è creanza).

Venga pur, ch'io l'attendo in questa stanza.

(Parte il Servo)

Oh gioia mia diletta,

Son imbrogliata assai. Vien mio fratello,

Uomo senza cervello e assai manesco;

Se vi vede con me, voi state fresco.

PARP.

Dunque che deggio far?

MAD.

Io vi consiglio,

Per fuggir il periglio,

Nascondervi colà.

PARP.

Poi, se mi trova?

MAD.

Lasciate far a me.

Difendervi prometto.

PARP.

Che mi spiani la gobba io già m'aspetto. (si ritira in una camera)

MAD.

Vi vuol un po' d'ingegno

A far l'amor con questo e con quell'altro,

E vi vuol pronto labbro ed occhio scaltro.

 

 

 


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