Carlo Goldoni
Il festino

ATTO PRIMO

SCENA QUINTA

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SCENA QUINTA

 

La marchesa Dogliata, la baronessa Oliva, la suddetta e Lesbino.

 

MAR.

Serva, Contessa.

BAR.

Serva.

CONT.

Signore, a voi m'inchino.

Da seder. (a Lesbino.)

MAR.

(Non si vede principio di festino). (alla Baronessa, e siedono.)

CONT.

Per qual destin felice di tant'onor m'ha resa

Degna la Baronessa e degna la Marchesa?

BAR.

Nuovo non è per voi, Contessa, il mio rispetto.

MAR.

Ci amammo da fanciulle; lo stesso è in me l'affetto.

CONT.

All'espression sincera dell'una e l'altra io credo,

Poiché senza alcun merito favorita or mi vedo.

BAR.

Come vi divertite? (alla Contessa.)

CONT.

Nol so, tutto m'attedia.

Io vado qualche volta soltanto alla Commedia.

BAR.

Oh! ne ho veduta una quindici sere sono.

Che cosa scellerata! Mai più gliela perdono.

MAR.

Di quel Vecchio Bizzarro vorrete dir, m'avveggio.

BAR.

Ci siete stata? (alla Marchesa.)

MAR.

E come!

BAR.

Non si può far di peggio.

Voi l'avete veduta? (alla Contessa.)

CONT.

Dirò, se dir mi lice...

BAR.

Lo so che dell'autore voi siete protettrice.

Ma affé che questa volta la protezion non vale

Per un che ha disgustato l'udienza in generale.

Io credo che per lui sarà minor strapazzo

Il dir che questa volta sia diventato pazzo.

MAR.

Non vi è una scena buona.

BAR.

Non vi è un bell'accidente.

MAR.

Il dialogo è cattivo.

BAR.

In somma non val niente.

CONT.

Vi siete ancor sfogate?

BAR.

Difenderla vorreste?

MAR.

Affé! sarebbe bella che voi la difendeste.

CONT.

Difenderla non voglio, non son di senno priva;

Se tutti la condannano, dirò ch'ella è cattiva.

Anche l'autore istesso, sentito un tal flagello,

Pregò che la mattina levassero il cartello:

Del pubblico i giudizi ha sempre rispettato;

Anch'ei la maledice, ed è mortificato.

MAR.

Se il pubblico temeva, dovea studiarla bene.

CONT.

A un uom che ha tanto scritto...

BAR.

Da ridere mi viene.

Un uom che ha tanto scritto, Contessa mia diletta,

Che scriva sempre meglio l'universale aspetta.

CONT.

È vero, ed abbiam visto di sue fatiche il frutto;

Ma un uom che scrive assai, bene non può far tutto.

MAR.

Se non fa bene bene, almeno sia ordinata

La cosa, che non cotanto scellerata.

Sentito avrete pure il popolo commosso

Cogli urli e con i fischi strillare a più non posso.

CONT.

Amiche, permettete che dica quel ch'io sento,

Non dell'autor per scusa, ma per compatimento.

Quest'ultima commedia dal mondo condannata

Forse cinqu'anni addietro sarebbesi apprezzata.

Ma il poco non soddisfa a chi assaggiò il migliore;

La colpa, lo confesso è solo dell'autore.

E l'ho sentito io stessa dir che, più degli evviva,

Gli scherni a tal commedia del popolo gradiva:

Da ciò per l'avvenire messo in maggiore impegno,

L'udienza delicata mirando a questo segno;

Pronto a sudar più ancora negli anni che verranno,

Contento che in Italia si sparga il disinganno.

Poiché talor gli applausi, talor l'indiscrezione,

Producono col tempo del buon la perfezione.

BAR.

Faccia commedie buone, e allor sarà lodato.

MAR.

Se le farà cattive, fia sempre strapazzato.

CONT.

Se ne facesse sei di belle, e due di brutte?

BAR.

Una cattiva basta per scordarsi di tutte.

CONT.

Povero autor! Compiango lo stato suo infelice.

MAR.

Di quello che mi annoia, non fo la protettrice.

CONT.

Ma si può bene...

BAR.

Oimè! La cosa ormai m'attedia.

Per tutto ove si va, si parla di commedia.

Cara Contessa mia, quel poco che ci avanza

Di carnovale, è meglio goderlo nella danza.

Or mando alla Commedia le serve ed i bambini

In questi ultimi giorni mi piacciono i festini.

MAR.

Anch'io, per verità, me ne compiaccio assai.

E voi, Contessa?

CONT.

Oh! io, davver, non ballo mai.

BAR.

Ancor che non si balli, a veder si ha diletto.

CONT.

Anzi che sulla sedia, meglio si dorme in letto.

MAR.

Con questo freddo in letto sola sola agghiacciata?

CONT.

Perché sola nel letto? Non son io maritata?

MAR.

Sì, ma il marito vostro, cara Contessa mia,

La notte si diverte con buona compagnia.

CONT.

Ehi! chi è di ? (non volendo badare a quel che dicono.)

LES.

Signora.

CONT.

Porta la cioccolata. (Lesbino parte.)

BAR.

(Non sarà ver che ballino). (alla Marchesa.)

MAR.

(Son stata assicurata).

BAR.

Gli altri anni in casa vostra faceasi qualche festa.

Quest'anno... (alla Contessa.)

CONT.

Son dei giorni che ho un gran dolor di testa.

Non so da che derivi.

MAR.

Sarà malinconia.

BAR.

Il chiacchierar fa peggio. Marchesa, andiamo via.

MAR.

Spiacemi, Contessina, d'avervi incomodata. (si alza.)

CONT.

Fermatevi, signore; beviam la cioccolata. (Lesbino con cioccolata, e la bevono tutte.)

 

 

 

 


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