Carlo Goldoni
Il festino

ATTO SECONDO

SCENA QUINTA

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SCENA QUINTA

 

Il Conte, poi Targa.

 

CON.

Oh vita di chi serve miserabile e trista!

Ecco a servir le donne il premio che si acquista.

Ma che farò?

TAR.

Signore, ora ch'ella è partita,

Tutta vi narrerò la cosa com'è ita:

Son dieci braccia sole di guarnizion d'argento

Che fan della padrona l'affanno ed il tormento.

CON.

Non altro?

TAR.

Per comprarlo è ricorsa al marito,

Ed ei con uno scherzo s'ha sciolto, e se n'è ito.

Smania, delira e freme, e si è cacciata in testa

Che senza quel vestito non vuol ire alla festa.

CON.

Targa, se si potesse porvi rimedio! Quanto

Costa la guarnizione?

TAR.

Dieci zecchini.

CON.

Tanto?

TAR.

Si è vista e si è pesata; da battere non c'è.

(Ne voglio, se mi riesce, una porzion per me).

CON.

Ma come far? sai pure ch'ella i regali sdegna.

TAR.

Quando una cosa preme, chi ha giudizio s'ingegna.

CON.

Non posso col marito pigliar tal confidenza.

TAR.

Troverò io il rimedio, se mi date licenza.

CON.

Ma come?

TAR.

Stanno in dubbio che il sarto abbia rubato;

Dirò che fu l'argento dal sarto ritrovato.

Con lui s'andrà d'accordo, e la maniera è questa

Di far che abbia il vestito, e veggasi alla festa.

CON.

Facciasi pur. (Dieci zecchini!) (da sé.) Andiamo.

Dieci braccia d'argento.

TAR.

Signor, sollecitiamo.

CON.

Averete la mostra.

TAR.

L'argento so com'è:

Contatemi i zecchini, fidatevi di me.

CON.

Andiamo da Balestra, ei tiene il mio denaro.

(L'impegno in cui mi trovo, mi costa troppo caro). (da sé; e partono.)

 

 

 

 


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