Carlo Goldoni
Il festino

ATTO QUARTO

SCENA SETTIMA

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SCENA SETTIMA

 

La Contessa e madama Doralice.

 

CONT.

Madama, ad un marito tai scherni e tai parole?

MAD.

Ciascun, Contessa mia, l'intende come vuole.

CONT.

È ver; voi dite bene: entrarvi non degg'io,

Basta che dei mariti lascino stare il mio.

MAD.

Amica, io non intendo quello che dir vogliate.

CONT.

Possiamo sulla festa andar, se comandate.

MAD.

Spiegatevi, se avete di me qualche sospetto.

CONT.

No, Madama: che dite? troppo ho per voi rispetto.

Solo mi parve strano, che sendo mio l'invito,

Mandaste dell'arrivo l'avviso a mio marito.

MAD.

È ver, chiesi del Conte. Per questo? Vi dirò...

La civiltà, Contessa, mi piace; e anch'io la so.

Incomodar la dama pareami inconveniente,

Immersa in complimenti in mezzo a tanta gente.

CONT.

Troppo gentil, Madama. (con una riverenza.)

MAD.

E poi quell'imbasciata

Non io, ma don Alessio al paggio ha incaricata.

CONT.

Scusate se non venne il Conte al suo dovere.

Ei balla; e quando balla, vi ha tutto il suo piacere.

Ei lascia a peso mio cotai ricevimenti,

E mandami in sua vece a far suoi complimenti.

MAD.

Ei vi mandò a onorarmi?

CONT.

A me diè quest'onore. (inchinandosi.)

MAD.

Possibile?

CONT.

Vi prego d'aggradir...

MAD.

Troppo onore. (inchinandosi.)

(Manda la moglie il Conte; ei balla, e me non cura.

Ah! vorrei, se potessi, andarmene a drittura). (da sé.)

CONT.

Andiam; sono a servirvi.

MAD.

Vi è molta gente?

CONT.

Molta.

MAD.

La sala sarà piena.

CONT.

Certo la sala è folta.

MAD.

Caldo grande?

CONT.

Eccessivo.

MAD.

Il caldo è il mio tormento.

CONT.

Due dame, per il caldo, caddero in svenimento.

MAD.

Dunque è meglio ch'io vada.

CONT.

Perché?

MAD.

Perché la festa

Non abbia a rovinarmi, scaldandomi la testa.

CONT.

Non crederei... ma siamo soggette a cento mali,

Da che le convulsioni son rese universali.

MAD.

Voi ne patite?

CONT.

Assai; perciò fa il mio Contino

Per mio divertimento la cena ed il festino.

Tanto il pregai, che alfine fece per me l'invito,

In cui l'amor si vede spiccar di mio marito.

MAD.

Per voi la festa è fatta?

CONT.

Per me; sembravi strano,

Che sia colla sua sposa sposo gentile e umano?

Non usasi, egli è vero, che soglia far la corte

Con tai divertimenti lo sposo alla consorte;

Ma in casa mia per altri, lo giuro e lo protesto,

Farlo non ardirebbe un cavaliere onesto.

E chi è colei che avesse spirtivili e rei,

D'esser da lui servita in fin sugli occhi miei?

Tutte le dame, tutte, furo da me invitate,

Venute da me sola, qual foste voi, pregate.

E se scoprir potessi che fossevi un mistero,

Che alcuna mascherasse colla menzogna il vero,

Qual mi vedete umile, avrei spirito ardito

Per discacciarla ancora in faccia a mio marito.

MAD.

Par vi scaldiate meco; e intanto state qui,

E il Conte si diverte, né sapete con chi.

CONT.

Lascio ch'ei si diverta; a me non preme niente

Ch'ei tratti, ch'ei conversi, col cuore indifferente.

Sceglier lo vidi al ballo la vaga e la vezzosa;

In pubblico può farlo.

MAD.

(Son di lei più gelosa). (da sé.)

CONT.

Andiamo, egli ci aspetta.

MAD.

Dite che mi perdoni.

CONT.

Perché venir negate?

MAD.

Ho le mie Convulsioni.

CONT.

(Maschera, ti conosco). (da sé.)

MAD.

Voglio partir, Contessa.

Chiamisi don Alessio.

CONT.

Il Contino si appressa.

 

 

 

 


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