Carlo Goldoni
Il festino

ATTO QUINTO

SCENA NONA

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SCENA NONA

 

La Contessa, don Alessio, don Maurizio e detti.

 

CONT.

Madama è qui seduta?

ALE.

Che si fa? non si viene?

CON.

La misera è svenuta.

CONT.

Ella, signor Contino, fatta l'ha tramortire? (con ironia al Conte.)

ALE.

Io, io che so il suo male, la farò rinvenire.

Animo, signorina, si desti in cortesia.

MAD.

Cosa fu? dove sono? (rinviene.)

ALE.

Animo; andiamo via.

MAD.

Dove?

ALE.

A casa per ora, poi domani mattina

A prendere le poste.

MAD.

Quali poste?

ALE.

A Fusina4

MAU.

Giunse la trista nuova di don Alessio al cuore,

Esser vicino a morte in patria il genitore;

Egli è per ciò dolente, egli perciò destina

Partir velocemente.

ALE.

Partir doman mattina.

MAD.

(Ho capito il mistero). Partiamo in sul momento

Or non mi si poteva recar maggior contento.

Contessa, se in mia casa il Conte ha frequentato,

Colà non potrà dire d'aversi rovinato.

S'io lo stimassi o no, svelare or non intendo;

Ma l'onor mio che apprezzo, difendere pretendo.

E se la mia condotta vi diè qualche tormento,

Protesto averlo fatto per mio divertimento.

Per me, di lui mi scordo con il più forte impegno;

Se torna in casa mia, lo reputo un indegno.

ALE.

E ben?...

MAD.

La non si scaldi. Andiam, signor marito. (parte.)

ALE.

(Si pagheran le poste coll'abito guarnito). (da sé.)

CON.

Schiavo, signori.

CONT.

Serva.

CON.

Vi domando perdono.

ALE.

Niente. (Questo succede all'uom ch'è troppo buono). (da sé, e parte.)

 

 

 

 





p. -
4 La prima posta dopo la laguna di Venezia.



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