Carlo Goldoni
Il filosofo inglese

ATTO PRIMO

SCENA QUATTORDICESIMA

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SCENA QUATTORDICESIMA

 

Jacobbe Monduill e madama Brindè.

 

 

JAC.

Madama, un vostro cenno mi avrebbe a voi portato,

Senza che il vostro piede si avesse incomodato.

Esser certa potete che ogni momento, ogni ora,

Madama di Brindè fia di Jacob signora.

M.BR.

Con voi già lo sapete se io parlo volentieri:

Starei, se lo potessi, con voi de' giorni intieri;

Ma temo che il distorvi da' vostri studi gravi,

Saggio, discreto amico, vi scomodi e vi aggravi.

Non vi credea stamane ancor quivi arrivato,

Ed era al vostro studio il passo mio addrizzato.

JAC.

Che avete a comandarmi?

M.BR.

Un dubbio mi frastorna:

Il calcolo del sole di Newton non mi torna.

In quello di Cartesio vi trovo più ragione:

Vorrei che mi dicesse Jacob la sua opinione.

JAC.

Madama, voi sapete che tutti a braccia aperte

Hanno approvato in Londra di Newton le scoperte;

E tanto il suo sistema pel mondo si è diffuso,

Che le dottrine antiche sono di pochi in uso.

Anche del sesso vostro, per contentar le brame,

Evvi il Newtonianismo formato per le dame:

Opera peregrina di un veneto talento,

Della filosofia decoro ed ornamento.

M.BR.

Il calcolo de' cieli trattiene i miei pensieri,

Mi piace con un quattro levar sessanta zeri.

Sento che un ciel dall'altro lontano è più milioni,

Ma ancor della distanza non trovo le ragioni.

JAC.

Piacemi che madama nello studiar s'impieghi,

E di tante altre a scorno, l'ozio detesti e neghi:

Ma perdonate, il cielo troppo è da noi distante;

Filosofar possiamo sull'erbe e sulle piante.

La terra, il mar, la luce, il mondo e gli elementi

Di studio e di scoperte ci porgon gli argomenti;

E rende più contento, e reca più diletto,

Allor che esperienza si unisce coll'effetto.

Tolgon macchine e vetri alla natura il velo.

Troppo da noi distante, troppo, madama, è il cielo.

M.BR.

Questo calcolo solo spianar vorrei; venite.

Poi le question dei cieli per me saran finite.

JAC.

Verrò. Di compiacervi ho troppa obbligazione.

(Donna è alfin, benché dotta. Ha un po' di ostinazione).

M.BR.

Favorite in mia casa.

JAC.

Ben volentier. Madama,

Ho da narrarvi poi... Evvi un milord che vi ama,

Che vi desia per .

M.BR.

Questo signor chi è?

JAC.

È Milord Wambert.

M.BR.

Milord non è per me:

Non studia, non intende, non ha filosofia.

Per or di maritarmi non faccio la pazzia.

Ma quando la facessi... Ho il cuor di virtù amico...

Basta, Jacob, andiamo. Io so quel che mi dico. (entra in casa.)

JAC.

Se mai di me parlasse, ella s'inganna assai.

Perder la libertade? No, non sarà giammai.

In lei virtude apprezzo, in lei beltà mi piace,

Ma quel che più mi preme, è del mio cor la pace;

E per quanto di donna discrete sian le voglie,

Sempre ad uomo che studia incomoda è la moglie. (entra dalla Brindè.)



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