Carlo Goldoni
Il filosofo inglese

ATTO SECONDO

SCENA TERZA

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SCENA TERZA

 

Emanuel Bluk, maestro Panich dal caffè, ed il suddetto.

 

EMA.

Critica in questo foglio sol noi lo Spettatore.

PAN.

Gioco un paio di scarpe, che n'è Jacob l'autore.

MIL.

Merita una vendetta l'affronto del ribaldo;

La penserò, ma prima vo' che si scemi il caldo.

Decidere saprei qual merta in sul momento,

Ma su la mia passione le satire pavento.

Oggi non puossi in Londra trarsi un capriccio solo

Che dalla città tutta non sappiasi di volo.

Sonovi stipendiati de' scaltri osservatori,

Che stampano di tutti le favole e gli errori.

Util costume, è vero, che al pubblico ha giovato,

Ma che in angustia pone l'arbitrio del privato.

EMA.

Milord, buon giorno a te.

MIL.

Buon giorno, Emanuel mio.

PAN.

Milord, voltati in qua. Ti do il buon giorno anch'io.

MIL.

Oh, signor calzolaro, gli son bene obbligato.

PAN.

Tu burli, e noi di cuore ti abbiamo salutato.

MIL.

Qual novità vi porta uniti in questo loco?

So pur, che accompagnati andar solete poco.

EMA.

Amiamo l'andar soli per acuir l'ingegno;

Ora ci siamo uniti per ben del nostro regno.

Vi sono cose grandi stampate in queste carte:

Milord, te pur vogliamo del nostro zelo a parte.

In mezzo ti prendiamo, non già per complimento.

Speriam che tu sarai del nostro sentimento,

Che un uomo ad un altro uomo usando un van rispetto,

Lo faccia per ischerno, o faccial con dispetto.

PAN.

Ti abbiamo preso in mezzo, Milord, perché siam due;

Ognun senza fatica vuol dir le cose sue.

Per altro già si sa, che siam tutti del paro,

L'orefice, il milord, il sarto...

MIL.

Ed il somaro.

PAN.

Se avesse come noi l'interno e la ragione,

Sarebbe anche il somaro di pari condizione.

MIL.

La coda, gli orecchioni, gl'irsuti peli suoi,

Non lo distingueriano da Emanuel e da voi?

PAN.

Sì, lo distinguerebbe...

EMA.

Basta così, parliamo

Di quel che preme, e il tempo prezioso non perdiamo.

Questo stampato foglio, lo dissi e lo ridico,

Offende il nostro regno, e il Re ch'è nostro amico.

Distruggere vorrebbe l'economia perfetta;

Esalta delle mode la pratica scorretta.

Condanna il vestir soglio de' nostri cittadini,

Consiglia il mal esempio seguir de' Parigini.

Dice che non conviene ai nobili e agli artieri

(Che già vuol dir lo stesso) vestir come i staffieri;

E trova gli argomenti, e trova la ragione,

Che ai sciocchi persuada la gala e l'ambizione.

Questo velen, pur troppo, serpe di tanti in seno,

Bisogno ha di riforma, di regola e di freno.

Noi fatichiam per questo, noi sparsi abbiam sudori,

Del lusso e delle mode noi siam riformatori.

Costui col nome falso di Filosofo Inglese,

Corrompe il buon costume, precipita il paese;

L'empio che il nome usurpa fra noi di Spettatore,

Jacobbe è Monduill, filosofo impostore.

MIL.

Dunque colui...

PAN.

Ti accheta. Tocca parlare a me.

L'autor di questi fogli ora si sa chi è.

Tra le altre cose indegne, per suscitar litigi,

Accenna che son belle le scarpe di Parigi.

Le donne che aman sempre le cose forestiere,

Andranno anche le scarpe in Francia a provvedere;

E poscia, dalle piante passando agli altri arnesi

Le donne d'Inghilterra saran tutte francesi.

MIL.

Amici, se le mode, se il lusso detestate,

Se amate il ben comune, se gli usi riformate,

Perché da voi medesmi ricchi lavor si fanno,

Che recano dispendio, e apportano del danno?

Voi coll'argento e l'oro vi guadagnate il pane; (ad Emanuele.)

Voi nel formar le scarpe studiate mode strane. (a Panich.)

Dunque dannoso è il lusso, saggi prudenti eroi,

Sol quando i compratori non spendono da voi!

EMA.

Questa ragion non vale: io sudo e mi affatico

In un metal di cui sono mortal nemico.

PAN.

A forza e per dispetto faccio le scarpe all'uso;

Detesto e maledico dei stolidi l'abuso;

Se in pratica tornasse la grossa scarpa antica

Maggior sarebbe il lucro, minore la fatica.

MIL.

Dunque...

EMA.

Rispondi a me. Hai tu amicizia in Corte?

MIL.

A me, quando vi giungo, non chiudonsi le porte.

EMA.

Se sei buon cittadino, esponi al ministero

Il danno che alla patria può fare un menzognero.

Dall'isola si scacci costui che vuol dar legge,

Che sa palliare il vizio, e odiar chi lo corregge.

Avrai dai nostri amici pronto segreto aiuto.

Il ciel per me ti parla. Pensaci. Ti saluto. (parte.)

MIL.

Addio.

 

 

 


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