Carlo Goldoni
Il filosofo inglese

ATTO QUARTO

SCENA QUINTA

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SCENA QUINTA

 

Emanuel Bluk e detti.

 

EMA.

(Se è ver quel che si dice, Jacobbe anderà via.

Possa egli andare all'Indie, e se ci va, ci stia). (da sé.)

M.SA.

Emanuel.

EMA.

Che vuoi?

M.SA.

Vo' farvi una finezza.

EMA.

Donna, finezze a me? puoi farle a chi le apprezza.

LOR.

Grazioso in vero! In Francia un uomo come voi,

A star lo manderebbero cogli orsi o con i buoi.

EMA.

E sono li tuoi pari, fra gli uomini britanni,

chiamati giustamente scimiotti e barbagianni.

M.SA.

Orsù, questi bei versi, venite qui, leggete.

Vi piaceran, son certa, e ben li pagherete.

Formano (dell'arcano a parte anche vi metto)

Milord e mia sorella ridicolo il soggetto.

EMA.

Li leggerò.

M.SA.

Tenete. ( il foglio ad Emanuele ed egli legge piano.)

LOR.

Già non gli piaceranno.

L'opere dei stranieri lodar quivi non sanno.

Innamorati solo del gusto del paese,

Detestano lo stile, la grazia del francese. (alla Saixon.)

EMA.

Mi piacciono.

M.SA.

Vedete? (a monsieur Lorino.)

EMA.

Li tengo, e ti fo onore. (a madama Saixon.)

M.SA.

Teneteli, ma prima pagateli all'autore.

EMA.

È costui?

M.SA.

Sì, costui.

LOR.

Che termini incivili!

EMA.

Ti pagherò qual mertano le opere simili. (a Lorino.)

Ti avverto per tuo bene, che il critico poeta

Non giugne con salute del vivere alla meta.

Sotto il bastone, o sotto qualche maggior tormento,

Finisce i giorni suoi. Ecco il tuo pagamento.

LOR.

A me cotale insulto? Distinguere conviene...

M.SA.

Andiam, monsieur Lorino, andiam, che ha detto bene. (prende per mano monsieur Lorino, ed entra con lui in casa.)

 

 

 


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