Carlo Goldoni
La gelosia di Lindoro

ATTO SECONDO

Scena Decima. Donna Eleonora e detti

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Scena Decima. Donna Eleonora e detti

 

ELE. Signor marito, vi ho da parlare. (Zelinda e Lindoro s'arrestano)

ROB. Eccomi qui, parlate. (a Zelinda, Lindoro e Fabrizio) Via, andate; e che la pace duri, e che non ci siano mai più gridori.

ELE. No, no, che restino. Ci è qualche cosa per loro.

ZEL. (da sé) (Oh cieli! mi fa sempre tremare).

ELE. (con aria brusca) È venuto a parlarmi Don Filiberto; mi ha recato la risposta della vedova, ella accorda tutto, e accorda fino la donazione.

ROB. Questa è una buonissima nuova; e voi me la datebruscamente e col fiel sulle labbra.

ELE. Se sono alterata, ho giusta ragione d'esserlo. Io sono nell'impegno che voi sapete. Don Filiberto si è interessato ad istanza mia, e son sicura che tutti due ci farà restar svergognati.

ROB. Chi?

ELE. Don Flaminio...

ROB. Per qual ragione?

ELE. Perché è innamorato.

ROB. Di chi?

ELE. (accenna Zelinda) Di quella frasca, di quell'indegna...

ZEL. Come, signora?

LIN. (agitato) Ah! pur troppo sarò tradito...

ROB. (ad Eleonora) Come potete voi asserirlo?

ELE. Io lo so da Don Filiberto.

FAB. (da sé) (Come va quest'imbroglio?)

ZEL. (ad Eleonora) Sono una donna d'onore, son conosciuta per tale e il signor Don Filiberto non sa quel che si dica.

ELE. (a Zelinda) E voi ardirete con tanta temerità...

LIN. (placidamente) Scusatemi, signora mia. Con qual fondamento Don Filiberto lo dice?

ELE. Ha veduto una lettera...

LIN. (placidamente) Ah! questa lettera la conosco. Don Filiberto parla per bocca mia.

FAB.signora, ei non sa che la lettera è mia, ch'io l'ho scritta, che la giovane in questione è la figlia d'uno speziale, ch'io sono il reo, ch'io sono l'innamorato...

ELE. Che andate ora inventando che la lettera è vostra? che siete voi il galante di cui si tratta? Siete un mentitore, un bugiardo. Poiché voi stesso avete accordato a Don Filiberto, che Don Flaminio fa l'amor con Zelinda, e non è sulla lettera ch'ei si fonda, ma sul fondamento delle vostre parole.

LIN. (a Fabrizio) Ah son tradito senz'altro.

ZEL. (da sé) (Misera me! non so in che mondo mi sia.)

ROB. (a Fabrizio) Sarebbe dunque possibile?...

FAB. Signore, sono un galantuomo, incapace di mentire e di commettere delle bricconate. Quello di Don Filiberto è un equivoco, e so da dove proviene. Lo troverò, gli parlerò, gli farò toccar con mano la verità. Conoscerete la mia innocenza, e quella di questa povera sfortunata. (parte)

 

 


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