Carlo Goldoni
La gelosia di Lindoro

ATTO SECONDO

Scena Sedicesima. Lindoro, poi Zelinda

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Scena Sedicesima. Lindoro, poi Zelinda

 

LIN. (con forza) Son marito, son padrone, posso comandare, e a suo dispetto mi dee obbedire.

ZEL. (tutta sdegno e collera, strascinando il baule che s'è veduto nella prima Commedia, e lo tira in mezzo la scena) Eccomi qui, andiamo, partiamo. Ecco il mio maladetto baule. Animo, via. Fuori di questa casa. (apre il baule con forza) Così sarete contento. Ci penserete voi a mantenermi, a darmi da vivere, a sostenermi. (getta nel baule con dispetto tutta la biancheria ch'era sul tavolino) Sono una moglie indegna, una moglie infedele, bisogna strapazzarmi, mortificarmi, farmi morir di fame, di sete, cacciarmi un stile nel cuore. (corre all'armadio, lo apre, tira fuori una cesta lunga dove vi sono tutti i suoi abiti, e qualche cosa di suo marito, e strascina la cesta vicino al baule; poi leva la roba dalla cesta, e la getta nel baule con collera e dispetto)

LIN. (resta ammutolito, sorpreso, e non parla)

ZEL. Andiamo, sì, andiamo a cercar l'elemosina, a cantar canzonette, a vendere, a impegnare, a mangiarci tutto... (caccia il resto nel baule, e vi pesta dentro con un piede)

LIN. (un poco raddolcito, e mostra dispiacere che guasti la roba) Ih, ih, fermatevi. Non è roba rubata.

ZEL. (con tutta la forza) Sì, è roba che m'ho guadagnato co' miei sudori. Ma non serve niente. Tutto ha d'andare al diavolo, tutto ha d'andare in rovina. Eccola , andiamo fuori di questa casa, sì, fuori di questa casa. (si getta sopra una sedia)

LIN. Ma che diavolo è questo? Siete ora più imbestialita di me.

ZEL. Oh quanto volentieri mi andrei a gettar nel Ticino!

LIN. Che bisogno c'è di rovinar tutta questa roba? (tira fuori qualche abito, e lo mette nella cesta)

ZEL. Che cosa fate? Si ha d'andar via, e voglio andar via.

LIN. Sì, si ha d'andare, e vi voglio andare; ma si potrebbero far le cose con un poco meno di caldo.

ZEL. (con ironia) Veramente voi siete fatto di ghiaccio.

LIN. Questi abiti si potrebbero piegare un poco meglio. (mette un altro abito nella cesta)

ZEL. (un poco pacificata) Lasciateli , che li piegherò.

LIN. (cercando nel baule trova un ventaglio, e lo tira fuori) Che cosa è questo?

ZEL. Non lo vedete? È un ventaglio.

LIN. Io non ve l'ho mai veduto questo ventaglio.

ZEL. È necessario che voi vediate tutt'i miei stracci?

LIN. (scaldandosi a poco a poco) Ma questo è un ventaglio ricco. Costerà tre zecchini almeno.

ZEL. (scaldandosi un poco) E se costasse anche sei?

LIN. Chi v'ha dato questo ventaglio?

ZEL. L'ho comprato.

LIN. (con sdegno) No, non è vero niente.

ZEL. Non è vero niente?

LIN. Ci scommetto la testa. Questo è un ventaglio nuovo; questo è un ventaglio che vi è stato donato.

ZEL. Donato! e da chi?

LIN. Sarà un presente di Don Flaminio.

ZEL. (con sdegno) Di Don Flaminio?

LIN. Sì, di lui.

ZEL. (con tutta la collera) Sì, bravo, è di lui, è un presente di Don Flaminio.

LIN. È un presente di Don Flaminio? (straccia il ventaglio per mezzo)

ZEL. (fremendo e battendo i piedi) È un presente di Don Flaminio.

LIN. (lo straccia in pezzi) Di Don Flaminio?

ZEL. (come sopra) Di Don Flaminio.

LIN. (getta via il ventaglio) Fuori di questa casa.

ZEL. (corre alla cesta, e torna a gettar gli abiti nel baule) Fuori di questa casa.

 

 


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