Carlo Goldoni
Il geloso avaro

ATTO PRIMO

SCENA TREDICESIMA

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SCENA TREDICESIMA

 

Donna Eufemia e Argentina.

 

EUF. (Ma! è toccata a me). (da sé)

ARG. (Maledetto!... non si può soffrire. Ed ella sta come una marmotta). (da sé)

EUF. Cosa dici, Argentina, da te stessa?

ARG. Niente; s'io parlo, sono una bestia.

EUF. Parla, parla, che hai ragione di farlo.

ARG. Siete troppo buona.

EUF. Che vuoi ch'io faccia? Da una delle due non c'è scampo; o tacere, o andarmene da mio marito.

ARG. Quest'ultima è la più bella di tutte.

EUF. Vorrei pur vedere se ci fosse modo...

ARG. È stato picchiato.

EUF. Guarda chi è.

ARG. Subito. Oh, io a quest'ora, se fossi stata in vece vostra, una delle tre: o qui non ci sarei più, o la bestia saria cangiata, o lo avrei pelato come un cappone. (parte)

 

 


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