Carlo Goldoni
Il geloso avaro

ATTO SECONDO

SCENA OTTAVA

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SCENA OTTAVA

 

Dottore e detti.

 

DOTT. Perché accopparla, signore? perché accopparla?

PANT. Cossa vegniu a far vu in casa mia?

DOTT. Vengo a vedere mia figliuola, il mio sangue, la mia creatura.

EUF. (Il cielo lo ha mandato). (da sé)

PANT. In casa mia no se vien senza mia licenza.

DOTT. Ma chi porta i bacili d'argento, può venire liberamente.

PANT. Vostra fia xe quella che li riceve.

DOTT. Eh, acchetatevi, che farete meglio. Ho saputo ogni cosa. Mia figliuola non lo avrebbe ricevuto, se voi non lo aveste preso per la vostra maledetta avarizia. Argentina mi ha detto come la cosa sta.

PANT. (Lenguazza del diavolo!) (da sé)

DOTT. E mi ha ancora detto, che avete levati ad Eufemia persino i quattro zecchini che le avevo dati.

EUF. (Gran ciarliera è colei! Mi dispiace assaissimo che gliel'abbia detto). (da sé)

PANT. Mi no gh'ho tolto i quattro zecchini per no ghe li dar. I xe sempre sói; quando la li vol, i xe per ella.

DOTT. Se ne avete a male ch'io gli dia dei denari, non gliene darò più.

PANT. Mi no digo ste bestialità. so pare, la saria bella che no ghe podessi dar qualche zecchin.

EUF. (Manco male, si va rasserenando). (da sé)

DOTT. Ma mi dispiace che sempre in casa vostra siano delle liti.

PANT. Mi no parlo mai. Domandèghelo a ella. Disèlo liberamente, siora donna Eufemia, crio mai mi? songio fastidioso? ve tormentio mai?

EUF. No certamente, signor padre. Il signor Pantalone è con me discretissimo.

PANT. Sentiu? Un mario come mi no se trova.

DOTT. Potete gloriarvi di avere una moglie che è una pasta di zuccaro.

PANT. Ella e mi semo do colombi.

DOTT. Non vi è pericolo di alcuna cosa. In mia casa è stata bene allevata.

PANT. E mi vivo coi occhi serrai; conosso che la xe una donna, e no son zeloso. È vero, muggier? mi no son zeloso.

EUF. È verissimo. (sospirando)

PANT. Sospirè? per cossa?

EUF. Perché son cose che mi consolano.

PANT. (Eh, te cognosso! Anderà via to pare). (da sé)

DOTT. Mi dispiace dell'accidente di questo bacile. Sono cose che possono dar da dire. Credetemi, genero mio caro, che questa non vi siete contenuto da vostro pari.

PANT. I m'ha chiappà all'improvviso; no ho avù tempo de pensarghe suso.

DOTT. Sareste ancora a tempo per rimediarvi.

PANT. Come?

DOTT. Dovreste a quel signor rimandare la roba sua.

PANT. Adesso no xe più tempo. No saveria come far.

DOTT. Lasciate fare a me: datemi quel bacile, e non dubitate. La cioccolata non importa. Il male sta nel bacile. Consegnatelo a me, che troverò la maniera di rimandarlo.

PANT. Sior missier, vu no me conseggiè ben. Questa xe la maniera de trovar un impegno. Saveu cossa che farò? Ghe ne farò far un compagno, ghe metterò suso del caffè e del zucchero, e lo manderò a regalar a don Luigi. Cussì saremo del pari, con nobiltà, con pulizia. Ah! cossa ve par?

DOTT. Ancora così anderebbe bene. Basta che si ritrovino dei fatti.

PANT. Senz'altro.

DOTT. Dei bacili vi saranno de' fatti.

PANT. Seguro.

DOTT. Da bravo dunque, non perdiamo tempo.

PANT. Vago subito (a vender questo, ma no a comprarghene un altro). (da sé, partendo)

EUF. (Mi pare impossibile che lo faccia). (da sé)

PANT. (Sto vecchio resta qua con mia muggier... Eh! el ghe poderave donar qualcossa). (da sé, parte)

 

 


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