Carlo Goldoni
Il geloso avaro

ATTO SECONDO

SCENA DICIOTTESIMA

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SCENA DICIOTTESIMA

 

Camera di don Onofrio.

 

Don Onofrio e Agapito.

 

ONOF. Così è, signor Agapito, qui mi mancano cento scudi. Non occorre sospettare che mi sieno stati rubati. Le chiavi le tengo sempre attaccate qui alla cintola.

AGAP. Dunque, come pensa che sieno andati li cento scudi?

ONOF. Ho venduto mille cinquecento tumoli di grano a dieci carlini il tumolo a Pantalone de' Bisognosi, ed ecco qui la polizza che parla chiaro. Ieri sera mi ha portati Pantalone i denari. Li ha contati da lui medesimo. Io aveva sonno, non ci ho abbadato; ora conto li mille scudi, e trovo che ne mancano cento.

AGAP. Ergo il signor Pantalone le averà dato cento scudi di meno.

ONOF. La conseguenza va in forma. Qui non ci è stato nessuno.

AGAP. Quell'avarone è capace di questo e d'altro. E poi, favorisca, vossignoria vende il grano a questo prezzo?

ONOF. Mi ha fatto credere Pantalone che se tardavo una settimana, sarebbe calato molto di più. Dice che se ne aspetta una gran quantità dalla Puglia.

AGAP. Non è vero niente, anzi di giorno in giorno va crescendo di prezzo, e vossignoria l'ha dato per un terzo meno di quello che lo averebbe venduto in piazza.

ONOF. E poi mi ha gabbato di cento scudi.

AGAP. Mi faccia una grazia, mi lasci vedere le monete che le ha date il signor Pantalone, perché è solito anche nelle monete a fare il più bel negozio del mondo.

ONOF. Ecco qui: doppie e zecchini.

AGAP. Le ha pesate queste monete?

ONOF. Pesate? non mi ricordo, ma mi pare di no.

AGAP. Questi sono tutti zecchini che calano almeno sei o sette grani l'uno.

ONOF. Dunque mi ha gabbato in tre o quattro maniere.

AGAP. Sicuramente. Io, se fossi in lei, non vorrei passarmela con questa bella disinvoltura.

ONOF. Certamente voglio i miei cento scudi.

AGAP. Benissimo, lasci operare a me. Vado alla Vicarìa. È un pezzo che ho volontà di far scorgere questo usuraio. Egli presta col pegno, fa degli scrocchi, e vuol tutto per lui. Se un galantuomo gli va a proporre un negozio da guadagnar un centinaio di scudi, non si vergogna a negargli una ricognizione d'un carlino. È un cane, lo vogliamo precipitare. (parte)

 

 


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