Carlo Goldoni
Le femmine puntigliose

ATTO SECONDO

Scena Tredicesima. Il conte Ottavio, poi un Paggio della contessa Eleonora con viglietto

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Scena Tredicesima. Il conte Ottavio, poi un Paggio della contessa Eleonora con viglietto

 

Strada.

 

Conte Ottavio - Servir dama? Gran miseria al d'oggi! Sempre puntigli, sempre puntigli. L'uomo più flemmatico del mondo, quando si mette a servire una donna, ha da perder la pazienza, voglia, o non voglia. Ecco un paggio della contessa Eleonora.

Paggio - La mia padrona manda questo viglietto a vossignoria illustrissima.

Conte Ottavio - Che fa la vostra padrona?

Paggio - Sta alla tavoletta a correggere i difetti della natura. (parte)

Conte Ottavio - Ma il difetto di essere puntigliosa non lo correggerà mai. Vediamo che cosa contiene questo foglio. È molto, che dopo essersi dichiarata disgustata meco, sia stata la prima a scrivermi un viglietto. Qualche gran cosa conterrà. (legge) «Questa sera la contessa Beatrice una festa di ballo, ed io sono invitata. Quattro cavalieri si lusingano che sia durevole il mio sdegno con voi, e si esibiscono a gara. Io per altro, che mi pregio sopra tutto della costanza, vi voglio preferire per non far ridere a spese vostre i vostri rivali». Ed io credo che non vi sia un cane che la guardi, e che cerchi di me per non andar sola. Sentiamo il resto. «La castellana mi ha fatto un'impertinenza. Il conte Lelio ha fatto il possibile per acquietarmi, ed io ho finto di esser placata; ma questa sera farò conoscere il mio risentimento». Ecco qui; certe signore così fatte, osservano minutamente tutti i puntigli, e non abbadano a quello di mantener la parola. Andiamo alla conclusione: «Venite dunque immediatamente a mia casa, e se vi preme la mia grazia, e se bramate far vedere pubblicamente che non sono sdegnata con voi, venite disposto a persuadermi con qualche segno di pentimento, che vi dispiace avermi fatto adirare; ed allora tornerò con voi quale finora sono stata. Vostra amica sincera, chi voi sapete». Oh, questa è graziosissima! Ella ha bisogno di me, perché non ha nessuno che l'accompagni, vuol ch'io vada a servirla, e pretende, che le domandi perdono di un'offesa sognata! Che cosa ho da fare? Se non ci vado, commetto un'inciviltà. Se ci vado, faccio una figura ridicola. Ma vi anderò, perché già questa sorta di figure ridicole in sono all'ultima moda. Sono curioso di saper qual sia il dispiacere, che la Contessa ha ricevuto da donna Rosaura. Già m'immagino, sarà qualche freddura. Mi dispiace la minaccia ch'ella fa di riscattarsi alla festa di ballo; non vorrei che ella suscitasse qualche sconcerto, ed io dovessi entrare in qualche impegno per sua cagione. Ecco il signor Pantalone. Egli è amico della signora donna Rosaura e di suo marito; forse qualche cosa saprà.

 


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