Carlo Goldoni
Filosofia e amore

ATTO PRIMO

SCENA SESTA   Esopo e detti.

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SCENA SESTA

 

Esopo e detti.

 

XAN.

Vieni, Esopo, t'avanza.

ESO.

Eccomi qui, signore.

Ma fatemi un favore,

Questa donna chi è?

MEN.

Brutto villano,

Questa donna si dice a una mia pari?

Son di Xanto la sposa, e voi, signore, (a Xanto)

O cacciatelo via,

O ch'io lo fo saltar con un bastone.

ESO.

Presto, signor padrone,

Cacciate via uno schiavo

Vile, come son io, brutto e meschino;

La padrona ne vuole un più bellino.

E sapete il perché? Lo dirò io.

Perché, padrone mio,

Vogliono certe tali

Che supplisca talvolta al loro umore,

Dove manca il padrone, il servitore.

XAN.

Bravo, Esopo, bravissimo!

MEN.

Il lodate? (a Xanto)

Ancor gli dite bravo?

Veramente di voi degno è lo schiavo.

XAN.

Via, via, signora sposa,

Non trattate il meschin con tanta asprezza,

Che anzi la sua bruttezza

Più risaltar farà

La vostra vezzosissima beltà.

MEN.

Voi mi schernite, indegno,

Per mettermi in impegno

D'andarmene lontan da' muri vostri,

Per viver quieta ed isfuggir due mostri.

XAN.

Parla, Esopo, rispondi

A lei che pieno ha di veleno il gozzo.

ESO.

Cosa ho da dir? Gettatela in un pozzo.

MEN.

Temerario, così...

XAN.

Dicesti bene.

Disfarmene dovrei prima d'un'ora; (a Esopo)

Ma quel volto mi piace, e l'amo ancora.

ESO.

Voi filosofo siete? Come può darsi mai

Che uniscansi fra loro in armonia

Amor di donna e di filosofia?

MEN.

Sciocco! che pensi tu che sia la donna?

ESO.

Che cosa sia non so,

Ma quel che dire intesi

Della femmina un giorno, anch'io dirò.

 

Del caval la bizzarria

Suol domarsi con lo sprone,

E la donna col bastone

La perfidia suol cangiar.

Non vi state a riscaldar. (a Menalippe)

Delle triste sol ragiono;

Ma le buone quante sono?

Mia signora, in verità,

L'un per cento non si ! (parte)

 

 

 


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