Carlo Goldoni
Gli innamorati

ATTO PRIMO

Scena Sesta. Fabrizio, Roberto e dette

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Scena Sesta. Fabrizio, Roberto e dette

 

FAB. Signore nipoti, ecco qui un cavaliere che vi vuol conoscere e favorire, il conte d'Otricoli, una delle prime famiglie d'Italia, di una ricchezza immensa.

ROB. Mi fa troppo onore il signor Fabrizio; io non merito nessuno di questi elogi.

FAB. Eh, non serve dire e non dire: questi è il primo cavalier del mondo. In materia di cavalleria non c'è altrettanto in tutta l'Europa; fate il vostro dovere col signor Conte.(alle donne, con qualche risetto)

FLA. Signore, attribuisco a mia singolar fortuna l'onor di conoscere un cavaliere di tanta stima.(a Roberto)

ROB. Posso il consolarmi...

FAB. Vede signor Conte? Questa è Flamminia, mia nipote. è vedova, ma ha avuto per marito il primo mercante di Milano.

FLA. (È morto miserabile, il povero disgraziato).(da sé)

FAB. È una donna che per una casa non si la compagna. Non c'è in tutta Milano, non c'è in tutta Italia una donna come Flamminia.

ROB. Mi rallegro infinitamente con la signora.

FLA. Mio zio si diverte, non ho questi meriti.

FAB. Via, signora Eugenia, ditegli qualche cosa; fate conoscere il vostro spirito la vostra vivacità. Non c'è, veda, non c'è in tutto il mondo una giovane come lei. Balla in un modo che i primi ballerini sono rimasti storditi. Canta poi di un gusto, che chi la sente more. Parla che non c'è stata mai, da che

mondo è mondo, una parlatrice compagna.

ROB. È ammirabile la signora, per la virtù e per il merito della bellezza.

EUG. Vi prego non secondare mio zio nel piacer di mortificarmi.

ROB. È ancora zittella la signora Eugenia? (a Fabrizio)

FAB.signora. M'è stata richiesta dalla prima nobiltà di Milano ma io non l'ho voluta dare a nessuno. Ho delle idee grandiose sopra di lei.

ROB. In fatti ella merita una fortuna corrispondente alle sue rare prerogative.

FAB. Al giorno d'oggi c'è poco da compromettersi, ci sono più debiti che ricchezze. Dei Conti d'Otricoli non ve n'è che uno solo al mondo.

ROB. Io vaglio molto meno degli altri; le mie fortune sono assai limitate. Quelle di che mi pregio si è la sincerità e l'onore.

FAB. Nipoti mie, questo è l'esempio dei cavalieri onorati, è il libro aperto che insegna agli uomini la sincerità.

FLA. Lo conoscerete da un pezzo, questo signore. (a Fabrizio)

FAB. Quest'è la prima volta che ho l'onor di vederlo.

FLA. (E pare sieno trent'anni che lo conosce!) (da sé)

FAB. È stato diretto a me da un amico mio di Bologna, che è il fior de' galantuomini, ed il più bravo pittore che sia stato al mondo, dopo Zeusi e Apelle. Signor Conte, ella si diletterà di pitture.

ROB. Certamente, me ne diletto assaissimo.

FAB. Eh, gli uomini grandi, gli uomini dal talento sublime come quello del signor Conte, non possono non intendersi di ogni cosa. Vedrà nella mia miserabile casa, nel povero mio tugurio, nella mia capannuccia, dei tesori, in materia di quadri delle cose stupende, cose che non le ha il Re di Francia. Originali dei primi maestri dell'arte. Signore nipoti, conducete questo cavaliere a vedere la mia miserabile galleria. Fategli vedere quel quadri maraviglioso, quell'opera insigne del pittor de' pittori. Vedrà, signor cavaliere, un quadro spaventosissimo del Tiziani di cui mi hanno offerto due mila doppie ed io l'ho avuto per cento zecchini! Che dice, eh? Per cento zecchini un quadro che vale due mila doppie. Cosa vuol dire intendersi delle cose! Oh io poi per conoscerla non la cedo ai primi conoscitori del mondo.

EUG. (Poveri danari gettati! Ha tutte copie e gliele fanno pagare per originali!). (da sé)

ROB. Si vede che siete assai di buon gusto... avrò occasion d'ammirare.

FAB. Eh. picciole cose. Compatirà la miseria. Ehi, fategli vedere quei quattro pezzi stupendi del Wandich, quelle due cene singolarissime insigni del Veronese, quella meraviglia del Guercino, quell'aurora inimitabile di Michel'Angelo Buonarotti, quella notte inestimabile del Correggio. Tesori, signor Conte, tesori.

ROB. Voi a quel che sento avete una galleria da monarca.

FAB. Picciole cosarelle da pover'uomo. Si serva, favorisca di andare con le mie nipoti.

FLA. Ma noi non ce n'intendiamo di quadri e non sapremmo distinguere come voi...(a Fabrizio)

FAB. Che serve? Se non ve n'intendete voi se ne intende il signor Cavaliere. Ho un affare, per ora, che mi trattiene. Servitelo intanto, che poi verrò io pure e gli farò vedere di quelle cose

che non avrà mai vedute.

ROB. Mi sarà carissima la vostra compagnia (ma più quella delle sue nipoti).(da sé)

FLA. (Anderò io, sorella, non c'è bisogno che voi ci venghiate!) (ad Eugenia)

EUG. (Anzi io ci voglio venire.) (a Flamminia)

FLA. (E se arriva il signor Fulgenzio?) (ad Eugenia)

EUG. (Che importa a me ch'ei mi trovi col forastiere!) (Oh questa è bella! Va egli a spasso con sua cognata? Voglio ancor io trattar con chi m'aggrada!) (da sé e parte)

FLA. (Gran testa originale è costei!) (da sé e parte)

FAB. Vada, signor Cavaliere, s'accomodi.

ROB. Mi prevalerò delle vostre grazie. (in atto di partire)

FAB. Eh favorisca.

ROB. Che mi comandate?

FAB. Oggi avrà la bontà di restare a mangiare una cattiva zuppa con noi.

ROB. Oh questo poi...

FAB. Oh, non c'è risposta.

ROB. No certo.

FAB. Per sicurissimo.

ROB. Ne parleremo.

FAB. Mi parola?

ROB. Contentatevi...

FAB. Mi parola?

ROB. Non so che dire.

FAB. Compatirà la miseria, ma sentirà un paio di piatti, che i simili non li avrà la tavola dell'Imperadore, e saranno fatti dalle mie mani.

ROB. Non posso ricusar le vostre grazie. (Egli ingrandisce tutte le cose, ma non credo si dia un pazzo più grande di lui). (da sé e parte)

 


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