Carlo Goldoni
Gli innamorati

ATTO PRIMO

Scena Settima. Fabrizio e Succianespole

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Scena Settima. Fabrizio e Succianespole

 

FAB. Sono in impegno di farmi onore. Voglio che tutti possan dir bene di me. Se vado anch'io per il mondo mi verranno incontro con le carrozze, coi tiri a sei, con le trombette. Mi dispiace che non ci ho altri che un servitore solo, vecchio e stordito. Ma farò io. I buoni piatti li farò io. Ehi, Succianespole.

SUC. Signore.

FAB. Come stiamo in cucina?

SUC. Bene.

FAB. È acceso il foco?

SUC. Gnor no.

FAB. Perché non è acceso il foco?

SUC. Perché non c'è legna.

FAB. Non mi star a far lo scimunito che oggi ho da dar da pranzo a un'Eccellenza.

SUC. Ci ho gusto.

FAB. Succianespole, che cosa daremo oggi da pranzo a sua Eccellenza? (ridente con confidenza)

SUC. Tutto quello che vorrà Vostra Eccellenza.

FAB. Qualche volta mi faresti arrabbiare con questa tua flemmaccia maledetta.

SUC. Io son lesto.

FAB. Lo sai fare il pasticcio di maccheroni?

SUC. Gnor sì.

FAB. Un fricandò alla francese?

SUC. Gnor sì.

FAB. Una zuppa con le erbucce?

SUC. Gnor sì.

FAB. Con le polpettine?

SUC. Gnor sì.

FAB. E coi fegatelli arrostiti?

SUC. Gnor sì.

FAB. Hai denari per ispendere?

SUC. Gnor no.

FAB. T'ho pur dato uno zecchino!

SUC. Quanto giorni sono?

FAB. L'hai speso?

SUC. Gnor sì.

FAB. Eh, il tuo salario, che ti ho dato, l'hai speso?

SUC. Gnor sì.

FAB. E non hai più un quattrino?

SUC. Gnor no.

FAB. Maledetto sia il gnor sì e il gnor no! Si sente altro da te che gnor sì e gnor no?

SUC. Insegnatemi che cosa ho da dire.

FAB. Bisogna pensare a trovar denari.

SUC. Gnor sì.

FAB. Quante posate ci sono?

SUC. Sei, mi pare.

FAB. Sì, erano dodici. Sei le ho impegnate, restano sei. Siamo in quattro, impegnamone due.

SUC. Gnor sì.

FAB. al monte e spicciati.

SUC. Gnor sì.

FAB. E non mi far aspettare due ore.

SUC. Gnor no.

FAB. Andremo a spendere quando torni.

SUC. Gnor sì.

FAB. C'è vino?

SUC. Gnor no.

FAB. C'è pane?

SUC. Gnor no.

FAB. Che tu sia maledetto. Gnor sì, che tu sia bastonato!

SUC. Gnor no. (parte con una riverenza, poi torna)

FAB. Io non so come vada. In casa mia non vi è mai il bisogno e ormai ho dato fine a tutto. Ma non importa. Io ho da avere delle fortunaccie. I gran soggettoni ch'io tratto, i principi, i cavalieri ch'io servo mi faran cavalcare con le staffe d'oro. Semino per raccogliere e il grano della mia testa m'ha da rendere il cento per uno. Che si impegni e che si spenda: e poi?... in carrozza, in carrozza.

SUC. In carretta. (spuntando dalla scena, e subito parte)

FAB. Il diavolo che ti porti. (gli corre dietro e parte)

 


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