Carlo Goldoni
Le inquietudini di Zelinda

ATTO SECONDO

SCENA UNDICESIMA   Fabrizio, poi don Flaminio, l'Avvocato e detti.

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SCENA UNDICESIMA

 

Fabrizio, poi don Flaminio, l'Avvocato e detti.

 

FABR. Signora, ecco qui il signor don Flaminio coll'avvocato. (a donna Eleonora)

ELEON. Ho piacere. Sentiremo che cosa dicono. (a Pandolfo)

PAND. Signori miei, lasciate parlare a me. Non vi confondete, lasciatemi dire, e lasciate rispondere a me. (entrano don Flaminio, l'Avvocato, e tutti si salutano)

FLAM. Che cos'ha ella da comandarmi? (a donna Eleonora)

ELEON. Niente, signore, mi pareva strano che non vi lasciaste da me vedere. (Ora non sono più in caso di raccomandarmi). (da sé)

FLAM. Ho io qualche cosa da dire a voi. Ecco qui il signor avvocato che colla sua probità e colla sua mente ha trovato un progetto d'accomodamento, che si crede sarà di comune soddisfazione.

ELEON. Sentite? Propone un accomodamento. (a Pandolfo)

FIL. La proposizione merita d'essere ascoltata.

ELEON. Tacete voi. Lasciate parlare al signor Pandolfo. (a don Filiberto)

PAND. Signore, la signora donna Eleonora ha preso il suo partito. Vuol la sua libertà, vuol che le si accordi la donazione, o si farà lite. (a don Filiberto)

AVV. Carissimo signor Pandolfo, voi siete un uomo di garbo, voi conoscete quest'affare quanto lo conosco io, e forse meglio di me. Perché volete voi immergere questa degna famiglia in una causa inutile, in tempo che si potrebbe accomodare, e risparmiare le spese?

FIL. Se si possono risparmiare le spese...

ELEON. Volete tacere e lasciar parlare al signor Pandolfo? (a don Filiberto)

PAND. È giusta l'idea risparmiare le spese, quando il risparmio non pregiudica le ragioni di un terzo.

AVV. Amico, pregiudica forse le ragioni vostre? (a Pandolfo, scherzando)

PAND. Mi maraviglio di voi, e non sono capace... Signori miei, voi non sapete cosa sono queste proposizioni di accomodamento, né dove vadano ordinariamente a finire. Ve lo dirò io. Si propone d'accomodarsi per risparmiare le spese, e intanto si spende per trattar l'accomodamento; poi le parti non s'accordano, si fanno nascer delle nuove difficoltà, l'accomodamento va a monte, e si fa la lite. Così si ha perduto il tempo, son gettate le prime spese, e si raddoppiano le seconde.

ELEON. Sentite? (a don Filiberto)

FIL. Mi piacerebbe sentire il signor avvocato.

ELEON. Che uomo testardo, insoffribile, !

AVV. S'acquetino di grazia, e si degnino ascoltarmi. Sentano a cosa tende il mio progetto. A dar a tutti quel che vogliono, e più di quello che vogliono. A far sussistere il testamento senza osservarlo, ad esser tutti amici e contenti, a risparmiare una lite, e ad accomodarsi senza spendere un soldo.

FIL. Sentite? (a donna Eleonora)

ELEON. Se la cosa fosse così. (a Pandolfo)

PAND. Le parole sono bellissime, ma bisogna venire al fatto. (all'Avvocato)

FLAM. Il signor avvocato parla con fondamento, e tutto quello che ha detto, lo dimostra ad evidenza.

FIL. Sentiamo dunque...

ELEON. Sentiamo come si possa...

PAN. Lasciate parlare a me. (a donna Eleonora e a don Filiberto) Il signor avvocato ha dell'abilità, ha del talento, ma mi pare che questa sua proposizione abbia del metafisico.

AVV. Non signore; la cosa è fisica, reale, e dimostrativa.

FIL. Mettetela in chiaro per carità.

PAND. Lasciate parlare a me. (a don Filiberto)

AVV. Il progetto non è ancor ridotto a maturità. Favoriscano oggi dopo pranzo venir da me, nel mio studio. Vi saranno tutte le parti. Saranno tutti insieme instruiti, e sentiranno se vi possono essere difficoltà.

PAND. Ci verrò io, ci verrò io. Lor signori non se n'intendono. (a donna Eleonora e a don Filiberto) Ci verrò io, signor avvocato, ci verrò io.

AVV. Va bene che vi sia il signor procuratore, saggio, dotto ed esperto, ma io desidero che ci sieno ancora le parti, e senza di esse non si concluderà.

ELEON. Io ci verrò, signore. (all'Avvocato) E ci verrete anche voi. (a don Filiberto)

PAND. Sì, e lascieranno parlare a me (a donna Eleonora e a don Filiberto)

ELEON. A che ora volete voi che ci siamo?

AVV. A vent'una ora, se si contentano.

ELEON. A vent'una ora sarò da voi. (all'Avvocato) Andiamo. (a don Filiberto incamminandosi per partire)

FIL. A vent'una ora non mancheremo. (all'Avvocato, e parte con donna Eleonora)

PAND. A vent'una ora ci sarò ancor io. (all'Avvocato) (Costui mi leva dalla saccoccia almeno almeno dugento scudi). (da sé, e parte)

 

 

 


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