Carlo Goldoni
L'isola disabitata

ATTO PRIMO

SCENA SETTIMA   Gianghira, condotta dagli Operai suddetti, e Garamone

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SCENA SETTIMA

 

Gianghira, condotta dagli Operai suddetti, e Garamone.

 

GAR.

Che cos'è quest'imbroglio?

Una donna chinese han ritrovata?

L'isola non è dunque inabitata.

GIAN.

Lasciatemi, indiscreti:

Conducetemi innanzi a chi comanda.

GAR.

Via, lasciatela stare.

Presto! andate, canaglia, a lavorare. (Gli Operai partono)

GIAN.

(Stelle! Che sarà mai?)

GAR.

(Se in questi boschi

Nascon di queste piante,

Si dovrian popolare in un istante).

Favorite, signora:

Siete voi di quest'isola?

GIAN.

Lontana

Vivo dal suol natio:

Raminga io sono, e son straniera anch'io.

GAR.

Come qui vi trovate?

GIAN.

Pria ch'io vi narri il come,

Ditemi il grado vostro e il vostro nome.

GAR.

(Non le vuò dir chi sono,

Per tenermi un po' più in riputazione).

Io sono il capo della mia Nazione:

In quest'isola or sono il superiore,

Capitan comandante, e direttore.

GIAN.

Ah, son ben fortunata,

Se alle man di chi regge io capitai!

GAR.

(Questa donna davver mi piace assai).

GIAN.

Vi narrerò i miei casi.

GAR.

Tutto a me palesate;

Dite quel che vi occorre, e comandate.

GIAN.

Signore, il mio paese

È Kamenitzkatà, patria chinese.

GAR.

Come? come? Che diavol di città?

Come si chiama?

GIAN.

Kamenitzkatà.

GAR.

Non ho sentito una città più strana.

Voi siete dunque Kamenitzkatana?

Il nome è alquanto brutto;

Ma se tutte son belle come voi,

Per meglio consolarmi,

Vorrei anch'io Kakamenitzkatarmi.

GIAN.

Non può merito alcuno

Aver la mia beltà,

Ma le sventure mie mertan pietà.

GAR.

Cara la mia Chinese,

Sarò grato per voi, sarò cortese:

Mi piacete davver, ve lo protesto. (si accosta per prenderla per la mano)

GIAN.

Siate meco, signor, saggio ed onesto.

GAR.

Sono così ritrose

Le donne della China?

Non vi posso toccare una manina?

GIAN.

Par che de' casi miei

Gioco voi vi prendiate.

Deggio dunque tacer?

GAR.

Su via, parlate.

GIAN.

Figlia son io, signore,

Di crudel genitore, a cui non credo

Siavi mostro simile...

GAR.

(Oh, cosa vedo?

Vien Roberto a sturbarmi.

Questa preda per me vorrei serbarmi).

GIAN.

Poco voi mi badate.

GAR.

Quel che colà mirate

Venire a noi bel bello,

In mar per la paura

Ha perduto il cervello.

Essere si figura un signorone;

Per delirio talor comanda e impone.

GIAN.

sventurato! In sì tenera età?

Benché afflitta son io, mi fa pietà.

GAR.

Tiratevi in disparte,

Bella Chinese mia,

Ch'ei non faccia con voi qualche pazzia.

 

 

 


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