Carlo Goldoni
L'isola disabitata

ATTO SECONDO

SCENA QUARTA   Padiglioni sparsi per la campagna.   Roberto, Guardie; poi Gianghira

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SCENA QUARTA

 

Padiglioni sparsi per la campagna.

 

Roberto, Guardie; poi Gianghira

 

ROB.

Ancor mi sta nell'alma

La sventurata giovane furente,

Cotanto agli occhi miei bella e avvenente.

Vorrei coi benefici,

Colla pietade e coll'affetto ancora,

Moderar, s'io potessi, il suo dolore,

Tornarle il senno e consecrarle il cuore.

Parmi, se non m'inganno... appunto è dessa.

Eccola; a me si appressa.

Oh, povera infelice!

Troppo il male fondata ha la radice.

GIAN.

Signore, a' piedi vostri... (corre impetuosamente a' piedi di Roberto)

ROB.

Stelle! voi delirate.

GIAN.

Non deliro, signor, no, v'ingannate.

Io piuttosto il perdono

Chieder devo prostrata a voi dinante,

Per avervi creduto un delirante.

ROB.

Come! Alzatevi, oh numi! e ciò fia vero?

GIAN.

Pur troppo, un menzognero

Ambidue c'ingannò con tal finzione.

ROB.

E chi fia quest'audace?

GIAN.

È Garamone.

ROB.

Ma perché un tal inganno?

GIAN.

Per me quel mentitore

Arde non vi so dir di qual amore.

ROB.

Bellissima Gianghira,

Se le vostre pupille

Della colpa di lui le cause sono,

Una colpabella io gli perdono.

GIAN.

Dunque mi abbandonate

In balia dell'indegno?

ROB.

No, col più forte impegno

Mi dichiaro per voi. Arbitra siete

Del mio poter. Tutti son miei soggetti:

Vuò che ogni uno vi stimi e vi rispetti.

Quivi nelle mie tende

Vi supplico restar. dentro entrate,

Placida riposate in fin ch'io torni.

Per i novei contorni

Il comun bene e il mio dover mi chiama.

Sì, felice e contenta il cor vi brama.

 

Colle procelle in seno

Di cento affanni e cento,

Il vostro cuor scontento

Paventa naufragar.

Scacciate il rio timore,

Udite il mio consiglio:

Se a me volgete il ciglio,

Vedrovvi a respirar. (parte)

 

 

 


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