Carlo Goldoni
L'amante di sé medesimo

ATTO QUINTO

SCENA QUINTA

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SCENA QUINTA

 

La Marchesa sola.

 

IPP.

È molto, che s'accomodi così placidamente.

Convien dir che di donne non gl'importi niente.

Credea con questa nuova dargli un disgusto amaro;

Ma quando a lui non preme, in verità l'ho caro.

Ma! mi vo immaginando le nozze assai vicine,

E ancor di questa cosa non è sicuro il fine.

Quando si vide mai, che un simile contratto

Fosse con due parole subito detto e fatto?

Io credo che il Marchese sia venuto per questo,

Per altro era impossibile concludere sì presto.

Ma come si è introdotto? Che cavalier garbato!

Si può parlar di peggio di quel che mi ha parlato?

Parmi ancora impossibile, col mio temperamento,

Di aver sofferto il filo del suo ragionamento.

Eppur ci sono stata; e a forza d'insultarmi,

Bel bello mi ha condotto dove volea guidarmi.

Alfine è un gran partito. Non vi è eccezione alcuna,

Per me sposarmi a lui non è poca fortuna.

Basta che non m'inganni anch'egli, il malandrino:

Vi è poco da fidarsi del sesso mascolino.

Noi siam le capricciose, parlar chi sente gli uomini;

Specchiatevi nel Conte, signori galantuomini;

Oh, quanti ce ne sono, in cento e cento bande,

Amanti come lui del lor merito grande! (con caricatura, e parte)

 

 

 


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