Carlo Goldoni
I malcontenti

ATTO PRIMO

SCENA SETTIMA

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SCENA SETTIMA

 

Il signor Geronimo e detti.

 

GERON. Che cosa volete, signora nipote?

FELIC. È qui il signor padre, che le vorrebbe parlare.

POLIC. Io non voglio niente, io. (si mangia un dattero)

GERON. Il signor Policastro si diverte coi datteri.

POLIC. Vi do fastidio? Anderò via. (in atto di partire)

FELIC. No, signor padre, non vada via. Dica quello che gli voleva dire.

POLIC. Glielo potete dire anche voi.

FELIC. Glielo dirò, se così comanda.

GERON. È una gran cosa questa, che vi vuol tanto a dirla?

FELIC. Avremmo volontà, signore, d'andar un poco in campagna.

GERON. Perché non me l'avete detto due mesi prima, che vi averei compiaciuto volentieri?

FELIC. D'agosto non si va in campagna.

GERON. Anzi, quand'è caldo, allora si gode l'aria aperta. Che vorreste far in villa nel mese d'ottobre, in cui per solito principia il freddo, principiano le pioggie, e conviene stare ritirati in casa? Che dite, signor Policastro, non si sta meglio in città?

POLIC. Sì; quando principia il freddo, si sta bene in casa.

FELIC. Ma che vuol dire, che ora tutti fanno le loro villeggiature? (a Geronimo)

GERON. Volete voi dire di quelli che vanno a far il loro vino? Noi abbiamo de' buoni castaldi, de' buoni fattori, non vi è bisogno che c'incomodiamo per questo. Il bucato lo faccio far nell'estate. In verità, credetemi, ora ci servirebbe d'incomodo. Non è egli vero, signor Policastro?

POLIC. Per me... non dico nulla io... Felicita vorrebbe ella... (mangiando il dattero)

FELIC. Io e Grisologo mio fratello vorremmo dal signor zio questo piacere in quest'anno, che ci facesse godere un poco di villeggiatura d'autunno; e se non può venir lui, verrà il signor padre. Non è egli vero, signor padre, non ci verrà ella volentieri con noi?

POLIC. Ci verrò io.

GERON. Ci andereste voi? (a Policastro)

POLIC. Eh, perché no?

GERON. A far che ci andereste? (alterato)

POLIC. A far che, a far che? Ci anderei. A far che, a far che?

GERON. Già rispondete sempre a proposito.

POLIC. A proposito certo; rispondo a proposito io.

FELIC. Ci vanno tanti; perché non ci possiamo andare anche noi?

POLIC. Ci vanno tanti, eh?

FELIC. Sì . Ci vanno ora anche questi che stanno sopra di noi. E alla signora Leonide hanno fatto un abito nuovo da viaggio, a posta per andar in campagna.

GERON. Ne vorreste uno anche voi?

FELIC. Lo vorrei certo.

GERON. Che dice il signor Policastro?

POLIC. Lo vorrebbe lei.

FELIC. Che dice il signor zio?

GERON. Ho che fare ora; ne parleremo poi.

FELIC. Ma questo poi, compatitemi, è troppo. Non mi voler contentare in niente. Signor padre, dica qualche cosa anche lei.

POLIC. Eh... contentatela.

GERON. Fatelo voi, se avete il modo di farlo.

FELIC. Lo farebbe lui, se il signor zio non facesse tutto da sé.

POLIC. Lo farei io, se ne avessi.

FELIC. Finalmente il signor padre è padre.

GERON. Certamente, è padre; ha messi al mondo due figli.

POLIC. Vi par poco, eh?

GERON. Ma non è buono da mantenerli.

FELIC. Che non ci sono le entrate?

POLIC. Che non ci sono le entrate?

GERON. A che basterebbono le entrate, se io coll'industria mia non aumentassi gli utili della casa? Poveri sciocchi! Vorreste andare in villa, eh? Vorreste andare a goder l'autunno! Lo so perché ci anderebbe volentieri la signora nipote ed il pazzo di suo fratello... Perché l'autunno in villa non si va a goder la campagna, ma si va a far la conversazione. E il padre amoroso li seconderebbe questi cari figliuoli, e anderebbe a mangiar in un mese in villa quello che basta quattro mesi in città. Non vi anderebbe per economia, no, come farebbe qualche altro buon padre di famiglia: vi anderebbe per ispendere, per divertirsi, per far da grande più che non è. Un abito nuovo per andar in campagna! Quando si va in campagna, si va per risparmiarli i vestiti, non per farne de' nuovi. Si va per godervi la libertà, non per essere in maggior soggezione. Cospetto di bacco! se vi piace la villa, vi soddisferò, signori miei, sì, vi soddisferò. Vi ci farò stare tredici mesi dell'anno. Ma sapete dove? Dove non vi sieno case di villeggianti, dove non si radunano le genti per giocare, per ballare, per tripudiare. In un bosco, in un bosco. O qui, o in un bosco. Signora nipote, la riverisco. Signor fratello, badi a mangiare i suoi datteri, che farà meglio. (parte)

POLIC. (Cava un dattero e lo mangia)

 

 


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