Carlo Goldoni
I malcontenti

ATTO SECONDO

SCENA SETTIMA

Precedente

Successivo

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

SCENA SETTIMA

 

La signora Felicita, poi il signor Grisologo

 

FELIC. Se andiamo in villa, so ben io che con qualche cosa ritornerò in città. Mio padre, mio fratello, mi hanno assicurato che venderanno del grano e del vino, senza che il signor zio lo sappia, e anch'io ne averò la mia parte.

GRIS. E voi non mi dite niente, signora sorella?

FELIC. Di che?

GRIS. Ho veduto ora il signor Ridolfo...

FELIC. Appunto. Vi ha egli detto che vorrebbe sentire qualche scena della vostra commedia?

GRIS. Me l'ha detto. Ma mi fa torto a andarsene questa sera. La potrebbe sentire in teatro.

FELIC. Non può restare, lo sapete il perché?

GRIS. Non so nulla io.

FELIC. Perché hanno mandato i letti in campagna. Oh, guardate se sono ricchi.

GRIS. Non è tutt'oro quello che luce. Noi potremmo fare una bella figura, se non fosse l'avarizia di nostro zio, ma sentite, ora spero d'aver ritrovata la miniera dell'oro; se questa commedia piace, ne voglio far tante che non avrò bisogno di nessuno per divertirmi.

FELIC. Siete poi sicuro ch'ella debba piacere?

GRIS. Son sicurissimo. Oh che piena vi sarà questa sera in teatro! A quest'ora non vi è da ritrovare un palchetto, chi volesse pagarlo dieci zecchini.

FELIC. Credo ancor io che la curiosità empiere farà il teatro, tanto più che si sa essere la commedia di un autore novello; ma tanto peggio per voi, se all'universale non piace.

GRIS. Ha da piacere sicurissimamente. Tutti quelli ai quali ho comunicato il disegno mio, tutti me lo hanno applaudito. Si sono vedute delle commedie alla francese, alla spagnuola, all'italiana, e sino alla foggia latina e alla foggia greca. Ora io sarò il primo a esporre sul teatro italiano una commedia all'inglese. Ho preso per esempio il celebre Sachespir, che è stato il primo a dirozzare il teatro di quella nazione; e in oggi, quantunque antico egli sia, lo stimano assaissimo in Inghilterra, ove vi sono tanti grand'uomini, tanti uomini insigni in ogni genere di sapere.

FELIC. In che consiste questa vostra magnifica imitazione?

GRIS. Vi dirò qualche cosa per compiacervi. Lo stile mio, che mi renderà singolare al mondo, consiste in una di dire vibrato, ampolloso, sonoro, pieno di metafore, di sentenze, di similitudini, colle quali ora m'inalzo alle stelle, ora vo terra terra radendo il suolo. Non mi rendo schiavo della dura legge dell'unità. Unisco il tragico ed il comico insieme; e quando scrivo in versi, m'abbandono intieramente al furore poetico, senza ascoltar la natura che con soverchi scrupoli viene da altri obbedita. Io credo averlo seguito assai bene. Ho impiegato tutto il mio studio nella fluidezza del metro, nella vibrazion della rima, e vedrete con quale artifizio abbia studiato a tessere i primi versi per far risaltare i secondi.

FELIC. Spiacemi infinitamente che forse non averò il piacer di sentirla: vedrete che il signor zio non vorrà che io vada al teatro.

CRIS. Oh sì, sarebbe questa una stiticheria madornale! Si tratta d'un suo nipote, dovrebbe venirci egli pure. Tanto più che ho bisogno di persone che mi facciano un po' di partito. Ho procurato io cogli amici, ai caffè, ai ridotti, di guadagnarli. Ho pagato qualche cena, qualche merenda. Se mi è stata regalata qualche bottiglia, me l'ho posta sotto al giubbone e l'ho fatta bevere ai miei parziali. Ma i miei di casa ci dovrebbono essere. Essi con più cuore degli altri potrebbono battere mani e piedi, e fracassare il palchetto ogni quattro versi almeno.

FELIC. Se ci verrò, non dubitate, batterò certo io; ma intanto, sul dubbio di venirvi o no, fatemi sentir qualche cosa.

GRIS. Bene, coll'occasione che leggerò la commedia al signor Ridolfo, alla signora Leonide e a qualcun altro che non può venire a sentirla, ci sarete anche voi, e la sentirete.

FELIC. Mandiamolo a dire dunque...

GRIS. Sono avvisati. A momenti scenderanno giù da noi, e si leggerà la commedia. Con quest'occasione, se qualche cosa sentirò che non torni bene, averò tempo di accomodarla.

FELIC. Prego il cielo che riesca; prima per l'onor vostro, e poi per poter andare un po' in villa. Me l'avete promesso.

GRIS. Sì, e ve lo torno a promettere.

FELIC. Ma ci anderemo noi subito?

GRIS. Subito.

FELIC. Domani?

GRIS. Domani.

FELIC. Mi faccio un abito nuovo, sapete.

GRIS. Bisognerebbe che me ne facessi uno ancor io.

FELIC. Ma badate che coi dodici zecchini non si può far tanto.

GRIS. È vero, si fa poco con dodici zecchini. Ma quando saremo in campagna, il fattore farà a modo nostro.

FELIC. Zitto, che viene il signor zio.

GRIS. Se lo sapesse, poveri noi!

FELIC. Come faremo andare, ch'ei non lo sappia?

GRIS. Aspetteremo che non ci sia.

 

 


Precedente

Successivo

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA1) - Some rights reserved by Èulogos SpA - 1996-2009. Content in this page is licensed under a Creative Commons License