Carlo Goldoni
I malcontenti

ATTO SECONDO

SCENA NONA

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SCENA NONA

 

Il signor Geronimo ed il signor Grisologo

 

GERON. La sentite la scioccherella? disperazioni, disperazioni. Quando le figlie non hanno quello che vogliono, danno nelle smanie; vogliono rinserrarsi. Meriterebbe ch'io la rinserrassi davvero; sentireste allora come griderebbe no no.

GRIS. Mia sorella è poi una buona pasta. S'accomoda facilmente a tutto. Due buone parole servono a consolarla.

GERON. Buone parole e buoni fatti da me non le mancheranno. Sia savia, e non dubiti niente; e voi, nipote, che cosa pensate di fare, giacché siamo su questo proposito?

GRIS. Io, signore, spero d'averlo trovato il mio impiego.

GERON. Sì? L'ho a caro. Ma vorrei ben saperlo ancor io.

GRIS. Domani ve lo saprò dire.

GERON. Domani?

GRIS. Sì signore, domani, e forse ancor questa sera.

GERON. E non si potrebbe saperlo un po' prima? Ora, per esempio, non si potrebbe saper qualche cosa?

GRIS. Ora ve lo dirò anche io; già s'ha da sapere, e avrò piacere che anche il signor zio questa sera mi favorisca.

GERON. Dove? a far che?

GRIS. Questa sera i comici rappresentano una mia commedia...

GERON. Una commedia? Rappresentano una vostra commedia? È questo il bell'impiego che vi siete trovato? Sciocco! una commedia eh? Che vi credete che sia far una commedia, lo stesso che fare una canzone, un sonetto? Quando avete studiato l'arte di far commedie? Alla prima, subito, schicchera una commedia e la ai comici da recitare. Oh sì, che vi farete onore. Vorreste ch'io pure, eh? fossi presente alle fischiate che vi faranno?

GRIS. Signore, voi non mi credete capace...

GERON. No, non vi credo capace. Uomini consumati vogliono essere a tal esercizio. Mi sono dilettato anch'io di commedie, e, vecchio come sono, quando si fanno delle cose buone... L'avete fatta vedere a nessuno questa vostra commedia?

GRIS. Non signore, a nessuno.

GERON. E vi arrischiate a esporla così?

GRIS. Oggi sono in impegno di leggerla a qualcheduno.

GERON. Dove?

GRIS. Qui in casa, se il signor zio si contenta.

GERON. Sì, leggetela; se potrò, ci sarò ancor io a sentirla. Posto che abbiate fatto la bestialità di darla, almeno non vi ponete in ridicolo. Stimate meglio la vostra riputazione.

GRIS. Mi danno zecchini; non li vorrei perdere.

GERON. Imprudentissimo! stimate dodici zecchini più della vostra riputazione? Ve li hanno dati questi danari?

GRIS. Non signore, me li daranno.

GERON. Quando?

GRIS. Domani.

GERON. Piaccia o non piaccia? Vada mal, vada bene?

GRIS. S'intende quando piaccia.

GERON. Voleva ben dire io, che i comici, che sanno il viver del mondo, volessero arrischiaremalamente il denaro loro. Povero sciocco! Se la commedia va male, voi avrete il danno e le beffe.

GRIS. La commedia mia anderà bene.

GERON. Chi lo dice?

GRIS. Lo dico io, signore, e non parlo senza il mio fondamento. Ho letto, ho veduto, ho studiato; so quel che faccio, so come scrivo, e in poco tempo vedrete il nome mio stampato, vedrete il mio ritratto in rame, e forse forse mi sentirete chiamar quanto prima il nuovo riformatore: il Sachespir italiano. (parte)

 

 


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