Carlo Goldoni
I malcontenti

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

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ATTO TERZO

SCENA PRIMA

 

Sala terrena comune alle due case, con fanale acceso.

 

Il signore Ridolfo ed il Procuratore

 

RID. Sì signore, voglio aspettar qui il signor Geronimo, e sentire un poco da lui, come c'entra ne' fatti miei; e quale difficoltà, quale dubbio egli abbia di darmi a censo i mille scudi. E se niente mi stuzzica, gl'insegnerò io il modo di trattare co' galantuomini pari miei.

PROC. E in casa sua lo vorrebbe ella insultare?

RID. Questa, ove siamo, non è casa sua. Questo luogo, che serve d'ingresso alla sua ed alla nostra casa, è comune. Posso, se mi monta davvero, strapazzarlo liberamente.

PROC. Strapazzarlo poi, signore... non si fa nemmeno in mezzo alla strada, che è più comune ancora di questa sala terrena.

RID. Lo sapete voi, signore, ch'io sono mezzo disperato e più di mezzo ancora?

PROC. Veramente la compatisco. I suoi creditori non dormono questa notte. Altri sono alle porte della città, altri virano qui d'intorno...

RID. Come! m'assediano! mi circondano! Sono io un qualche fallito? Mi maraviglio di voi, che abbiate anche l'ardire di dirmelo.

PROC. Io penso di far bene avvisandola.

RID. Non averanno tanta temerità. Sarà poi più interesse vostro, che loro.

PROC. Interesse mio, eh? Che caro signor Ridolfo! S'ella non mi conosce bene sinora...

RID. Siete di una razza di gente, che non si conosce mai abbastanza.

PROC. Mi maraviglio di lei, signore: a quest'ora dovrebbe conoscermi. Se nella professione mia vi è qualche briccone, sarà particolarmente segnato, ma il numero maggiore è quello de' galantuomini, ed io mi vanto di essere fra questi. Un giorno conoscerà meglio chi sono. Andrà, andrà nelle ugne di alcuno di quelli che tengono mano a contratti illeciti; troverà di quelli che le faranno avere il denaro ad usura, e poi verranno con lei a mangiare la loro quota in campagna. Servitor umilissimo. (in atto di partire)

RID. Venite qui, sentite.

PROC. Non occorr'altro; la riverisco divotamente. (parte)

 

 


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