Carlo Goldoni
I malcontenti

ATTO TERZO

SCENA SECONDA

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SCENA SECONDA

 

Il signor Ridolfo, poi Grilletta

 

RID. Io sono nel maggior imbroglio di questo mondo. Se non fosse l'impegno... Sento gente dalla parte del signor Geronimo. Sento scender le scale; se fosse lui almeno... Ma no, è la serva di casa.

GRILL. (Guardate se sono vere pazzie queste. Mandarmi a quattr'ore di notte fuori di casa). (da sé)

RID. Ehi! Grilletta; il signor Geronimo è in casa?

GRILL. Non signore, non c'è.

RID. È molto che a quest'ora non sia tornato.

GRILL. È ito alla commedia egli pure.

RID. Se verrà a casa, dovrà passare di qui.

GRILL. Ci sarebbe nessuno de suoi servitori, che volesse un po' accompagnarmi?

RID. Dove avete d'andare a quest'ora?

GRILL. Oh, veda lei se questa è ora da mandare una fanciulla come me, sola sola, e di più al buio ancora.

RID. Chi vi manda?

GRILL. La padrona mi manda.

RID. È in casa la signora Felicita? Non è ita alla commedia ella pure?

GRILL. Non signore, suo fratello e suo padre volevano che ci andasse. Lo zio non voleva. Hanno gridato un poco; poi ella ha voluto restare in casa.

RID. Segno ch'è una figliuola rassegnata e discreta.

GRILL. Sì, discretissima! rassegnatissima! Lo sa vossignoria perché è restata in casa?

RID. Che volete ch'io sappia? Credeva per non disgustare lo zio.

GRILL. È restata in casa per far impazzire me, ed altre due donne ancora. Vuole in ogni maniera un vestito da viaggio per domattina. Il sarto non lo può fare; fatto non si trova; ed ella presto presto ha tagliato un andrienne, ha chiamato una sarta con un'altra donna; lavora lei, ci lavoro io, e non si va a letto, se l'abitino non è finito.

RID. Queste signore sono capricciosissime.

GRILL. Ma come la mia non se ne .

RID. Anche mia sorella ha voluto fare il vestito...

GRILL. Ma non è niente il vestito. Senta, se vuol ridere. Mi manda a quest'ora dalla signora Taddea, che non istà poi tanto vicina; mi manda a pregarla che le dia in prestito un tabarrino da viaggio, un cappellino alla moda, ed un ombrellino da parar il sole.

RID. Non le ha queste cose la signora Felicita?

GRILL. Non le ha, e vuol parere di averle. In verità mi fanno da ridere queste signore, che per comparire in qualche occasione vanno qua e accattando le robe in prestito; e chi le , lo dice, e si fanno poscia burlare.

RID. E se altri non lo dicesse, lo dicono le cameriere.

GRILL. Oh, io lo dico a lei, ch'è nostro vicino di casa. Del resto ad altri non lo direi.

RID. So che siete una figliuolina di garbo.

GRILL. Mi dispiace ora... Non ha nessuno in casa da farmi un po' compagnare?

RID. Non c'è nessuno. Sono al teatro con mia sorella.

GRILL. Si sa niente ancora della commedia nuova?

RID. Niente, non sarà ancora finita.

GRILL. Oh, la sarebbe bella che non incontrasse.

RID. Che male sarebbe egli? L'esito è sempre incerto.

GRILL. Male sarebbe per la signora Felicita, che avrebbe persa una notte, rovinato un andrienne, e non andrebbe in villa.

RID. Perché? Come c'entra la riuscita della commedia coll'andar di fuori?

GRILL. Come c'entra? Ve lo dirò io, come c'entra. Se non piace, i comici non daranno al signor Grisologo il regalo promessogli di dodici zecchini, e senza questi non si va in campagna.

RID. Dite il vero?

GRILL. Verissimo.

RID. Ma come? Raccontatemi; ditemi un poco meglio...

GRILL. Oh, voi mi vorreste far dire, ed io non voglio dir niente. Anderò dalla signora Taddea per il tabarrino, per il cappellino e per l'ombrellino. Ma se non vengono i dodici zecchini, non si va di fuori. Il padre non ne ha; lo zio non ne vuol spendere. La figliuola è ambiziosa. Basta basta... non dico altro. (parte per la porta di mezzo)

 

 


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