Carlo Goldoni
I malcontenti

ATTO TERZO

SCENA NONA

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SCENA NONA

 

Il signor Grisologo e il signor Ridolfo

 

GRIS. Non mi sarei mai creduto, che la mia commedia dovesse avere un esito così infelice.

RID. Non avete perciò ad affliggervi. Sono accidenti che accadono.

GRIS. Se l'avessero lasciata finire, si sarebbe replicata dieci volte almeno.

RID. M'immagino che il buono sarà stato nel fine.

GRIS. La faceva terminare con questi versi. Se gli uditori non erano statue, conveniva per forza che la facessero replicare. Sentite, se si può dire in modo più obbligante, più tenero, più convincente:

Ecco, uditori, il fine dell'opera piacevole:

L'onor, la gloria, il merto fra noi fu vicendevole.

Da noi aveste in dono il grande e l'ammirabile,

Noi ricevemmo in cambio l'aggradimento amabile.

Dell'umile poeta vadan gli applausi all'etera:

Battete e ribattete mani, piedi etcetera.

RID. Poteva darsi che avessero battuto, ma se poi la sera dopo non andava gente al teatro, era peggio.

GRIS. Per me era meglio. I comici, a loro dispetto, avrebbono dovuto confessare che la commedia aveva incontrato.

RID. E vi avrebbono pagato i dodici zecchini?

GRIS. Dodici zecchini? Che cosa sapete voi de' dodici zecchini?

RID. Caro amico, le cose si sanno. Ma non vi prendete soggezione di me. Sappiate che io pure sono nel caso vostro. Senza trovar denaro, non posso andare in campagna.

GRIS. Resteremo qui tutti dunque.

RID. Se avessi io uno zio ricco come il vostro, so bene che, per amore o per forza, ne vorrei certo delli denari.

GRIS. Se sapessi il modo.

RID. Egli finalmente maneggia il vostro. In quello scrigno vi è la parte di vostro padre e la parte vostra.

GRIS. È verissimo; ma come ho da fare?

RID. Se foss'io in luogo vostro, vorrei aprirgli lo scrigno e prendermi la parte mia.

GRIS. Mi consigliate a farlo dunque?

RID. Io non vi consiglio a farlo, vi dico quello che per me farei.

GRIS. Lo farò, io.

RID. Torno a dirvi: non vi consiglio di farlo, ma quando mai lo faceste, caro amico, ho bisogno di mille scudi. Vi pagherò il vostro censo, e anderemo in campagna.

GRIS. Prima ch'ei torni a casa, volete che tentiamo ora, presto presto, se potessimo fare il colpo?

. Io non vi consiglio di farlo.

GRIS. Son persuaso da me, senza che me lo consigliate. Venite solamente per compagnia.

RID. Verrò, ma avvertite bene, per qualunque caso vi protesto che non vi consiglio di farlo.

GRIS. Non occorr'altro. Andiamo; si perde il tempo. Dirò, come diceva Arlecchino nella mia commedia...

RID. Che c'era Arlecchino in Inghilterra, a tempo di Cromuel?

GRIS. Ci fosse o non ci fosse, queste sono licenze poetiche. Io ce l'ho messo per far ridere. Sentite, se non è una cosa da far crepare:

No vôi perder più temp; a Londra vôi andà,

A quel ch'el patrù m'ha dicc e comandà.

Mo che gran bella cossa! el patrù parla ingles,

Mi parli bergamasch, all'us del mi paes.

Lu no m'intend mi, mi no l'intendi lu

E pur se fa, se dis, di coss in tra de nu.

Qualchedun me dirà come fet, Arlecchin?

Respond che la virtù la sta in tel me codin.

Questo no l'è el demoni, questa no l'è magia:

L'è virtù del poeta: viva la poesia. (parte)

RID. Scioccherie sono queste... ma mi preme il denaro, se mai si potesse avere. Oh impegno, impegno, che cosa mi consigli di fare? Basta... Il denaro lo prendo a censo. Il rapitore è nipote, e gli ho protestato e riprotestato... Ah, è meglio non ci pensare. Se ci penso, la delicatezza d'onore non lo comporta. (parte)

 

 


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