Carlo Goldoni
I malcontenti

ATTO TERZO

SCENA DICIOTTESIMA

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SCENA DICIOTTESIMA

 

La signora Felicita, poi la signora Leonide; e detti.

 

FELIC. Signore zio, ho sentito tutto; siate benedetto; mi raccomando a voi; se voi non mi maritate, non v'è nessun che ci pensi. (piangendo)

LEON. E così, signor Ridolfo, quando si parte?

RID. Sorella carissima, per ora non si parte più.

FELIC. (L'ho caro). (da sé)

RID. Il signor Geronimo mi ha toccato il cuore, facendomi toccar con mano la verità. I denari che destinati avevo per la villeggiatura, pagheranno una parte de' miei creditori; e per il resto, se il signor Geronimo non mi aiuta, io non so più come tirare innanzi.

GERON. Non ho difficoltà di prestarvi mille scudi, e anche più se vi occorrono, purché li veda bene impiegati. Ma per andare in villa? piuttosto che pagar i debiti con quel denaro che avete serbato per i cavalli, per i trattamenti, per il gioco, per la villeggiatura? Avrei rimorso, se lo facessi. Sono amico de' galantuomini, non nego un piacere a chi mi par che lo meriti; ma non contribuisco a pazzie, a disordini, a vanità.

FELIC. Signora Leonide, che vuol ella fare? Ci goderemo in città con più comodo.

LEON. Una bellissima novità. Che diranno i convitati da noi?

RID. Torneranno alle case loro.

LEON. Non mi sarei creduta una cosa simile.

FELIC. È un peccato con quel bell'abitino da viaggio.

LEON. Mandi a chiamare monsieur Lolì, che gliene faccia uno compagno.

GERON. Figliuoli miei carissimi, signori amatissimi, mi spiace infinitamente vedervi tutti essere malcontenti; però voglio procurare di confortarvi, voglio farvi toccar con mano, che sono di buon cuore per tutti...

 

 


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