Carlo Goldoni
La mascherata

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA   Piazza spaziosa, apparata per il corso delle Maschere

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ATTO SECONDO

 

 

 

SCENA PRIMA

 

Piazza spaziosa, apparata per il corso delle Maschere.

 

In un carro bizzarramente adornato, e tirato da cavalli vivi, vengono mascherati Lucrezia da Veneziana, Beltrame da pescivendolo Napolitano, Leandro da Francese che parla Italianato, Vittoria da Fiorentina, Menichino da Tedesco, Silvio da Apollo, e Aurelia da Dafne, con seguito di altre Maschere a piedi, che accompagnano il carro.

 

Mentre il carro si avanza e fa il giro per la scena, le Maschere cantano il seguente Baccanale:

 

 

La stagion del carnovale

Tutto il mondo fa cambiar.

Chi sta bene e chi sta male

Carneval fa rallegrar.

Chi ha denari se li spende;

Chi non ne ha ne vuol trovar;

E s'impegna, e poi si vende,

Per andarsi a sollazzar.

Qua la moglie e il marito,

Ognun va dove gli par;

Ognun corre a qualche invito,

Chi a giocare e chi a ballar.

Par che ognun di carnovale

A suo modo possa far;

Par che ora non sia male

Anche pazzo diventar.

Viva dunque il carnovale,

Che diletti ci suol dar.

Carneval che tanto vale,

Che fa i cuori giubilar.

(Fatto il giro, e cantato il Baccanale, tutti scendono dal carro il quale si fa tirar indietro)

 

 

SILV.

O Dafne mia vezzosa,

Siete pur graziosa! (ad Aurelia)

 

AUR.

Apollo mio diletto,

I raggi vostri m'han scaldato il petto.

 

SILV.

Mi fuggirete voi qual dal suo Nume

Fuggì Dafne ritrosa?

 

AUR.

Io d'Apollo sarò compagna e sposa.

 

LUCR.

Via, via, siori novizzi,

Qua d'amor no se parla;

Siora ninfa gentil, caro mio Nume,

Nualtri no volemo farve lume.

 

LEAN.

Mesieur, mesieur, madames

Allon qua nell'albergo,

Dove notre graziose mascherate

Finirà col plaisir jolì jornate.

 

VITT.

Andiamo in questa casa,

Dove vuò un pocolino

Ganzare col mi caro Becolino.

 

MEN.

Je fol fenir, mi pelle Florentine.

State tante carine!

Je pen parle Toscane, non farluche:

Star Tatesche, ma nain star mamaluche.

 

LEAN.

Madam, donè la main. (a Lucrezia)

 

BELT.

Eh, benemio,

Dimme, chi songo io?

 

LEAN.

Voi siete sposo

Di madame Lucrezie.

 

BELT.

Da mogliema che buoi?

 

LEAN.

Je fer pretendo,

Monsiur, il debito mio.

 

BELT.

Obregato, monsù, faraggio io.

 

LUCR.

Olà, cossa diseu? (a Beltrame)

Seu matto, o deventeu?

No ve arecordè più del nostro patto?

, cavève de qua, sier vecchio matto.

 

BELT.

A me chisso?

 

VITT.

Figgiuoli,

Non vi state per poco a scorrucciare.

La Crezzina ha due mane:

Può darne, se sa far il su dovere,

Una al marito e l'altra al cavaliere.

 

LUCR.

Sì ben, la dise ben. Tolè, mario:

A vu la dretta, perché el mio amor.

(A vu st'altra dalla banda del cuor). (a Leandro)

 

 

LEAN.

Je tutte contante,

Madame, suì.

 

LUCR.

Con do che me serve,

Me piase anca mi.

 

BELT.

Non saccio che dire,

Faremo accosì.

 

LUCR.

} a due

Andemo

Annamo

}

sì, sì.

BELT.

LEAN.

Allon , . (entrano nell'albergo)

 

 

VITT.

Via, sposina mi cara,

Andate con il damo

Un pochino a ruzzare.

Poi faremo il veglione,

Ballerem la frullana ed il trescone.

 

MEN.

Je ancor foler pallar:

Ma prime da pallar, foler trincar.

 

 

SILV.

Pastorella

Vaga e bella,

Vienmi, o cara,

A consolar.

 

AUR.

Caro Nume,

Col tuo lume

Vien quest'alma

A serenar.

 

a due

Dolce affetto,

Che nel petto

Mi fa il core

Giubilar. (Entrano nell'albergo)

 

 

VITT.

Beco, badate a mene,

Mi volete voi bene?

 

MEN.

Tante, tante.

Foi state pelle Jonfre,

Fostre singolarie foler sposare,

E lustiche foler pallar, cantare.

 

 

a due

Evviva gli sposi,

Evviva l'amor.

 

VITT.

Evviva il bachino

Ch'io sento nel cor.

 

MEN.

Fisetto mio pello.

 

VITT.

Mia caro bacello.

 

a due

Evviva gli sposi,

Evviva l'amor. (entrano nell'albergo)

(Le Maschere che restano, cantano anch'esse)

Evviva, cantiamo

Il bel carneval.

Andiamo, godiamo,

Facciam baccanal. (tutti entrano nell'albergo)

 

 

 

 


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